Basilea, meritatissimi ottavi di finale

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciAnfield, Liverpool: luogo sacro del calcio se ce n’è uno. Ian Rush e Kenny Dalglish per chi ha superato gli –anta. Robbie Fowler, Jamie Carragher e Steven Gerrard per chi ha appena finito l’Università come me. “You’ll Never Walk Alone” per chiunque sappia cosa sia il calcio.

Anni di storia, cultura di massa e trofei nascosti per una sera da un Basilea che è forse la favola più bella degli ultimi anni di Champions League. Nessuno ad atteggiarsi col gel in testa, nessun ragazzetto che si monta la testa al primo stipendio, i “vecchi” che si mettono a disposizione dei “giovani”. Esempi di integrazione come Shkelzen Gashi e Taulant Xhaka. Breel Donald Embolo, di 17 anni, che ieri per essere ad Anfield a giocare ha dovuto chiedere il permesso scritto alla sua scuola. Tante storie, come quella di Marco Streller che quest’estate ha rifiutato un ricco contratto in Inghilterra per rimanere capitano della squadra della sua città natale, di Fabian Schär che rischia una gamba per salvare la qualificazione, di Walter Samuel, che al Real Madrid e all’Inter chiamavano “The Wall”, entrato negli ultimi cinque minuti a far da diga come il più umile dei gregari.

E il triplice fischio non ha solo qualificato il Basilea: ha premiato l’entusiasmo di una squadra di ragazzi, alcuni in età scolare, che hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo. Ci hanno regalato un po’ di umanità in questo mondo di soldi e sponsor. Complimenti.

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