FFS: Ferrovie Federali Svizzero-tedesche

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di Aramis Gianini

Titolo primo, articolo 4 della Costituzione federale svizzera: “Le lingue nazionali sono il tedesco, il francese, l’italiano e il romancio.” Anche l’italiano? Seriamente? No, perché io mica me ne sono accorto.

Per ogni ricerca scolastica mi devo tradurre almeno due pagine dal tedesco all’italiano perché Miss “Amministrazione federale” non si degna di redigere i documenti nella terza lingua nazionale. E siete saliti su un treno ultimamente? Le FFS hanno cambiato la suadente voce che annuncia gli arrivi e i sempre più frequenti ritardi: da quella che era una chiara e limpida voce italofona siamo passati a doverci subire la svizzero-tedesca di turno che tenta, con scarsi risultati, di parlare un buon italiano. E a me, onestamente, sale un bruciaculo che non si può immaginare. Siamo in Ticino, il treno si chiama “Ticino-Lombardia” e cosa devo sentire? Un fastidiosissimo italiano germanizzato. Nulla contro gli svizzero-tedeschi, sia chiaro, ma davvero non c’è un italofono in tutta la Svizzera che sia in grado di registrare quattro frasette? Perché a un certo punto diventa questione di orgoglio e di appartenenza: sono italofono e pretendo che la lingua nazionale venga utilizzata, valorizzata e rispettata. E in Ticino, almeno, dovrebbe essere scontato.

Vabbeh, le FFS ci considereranno poco. Ormai, tra privatizzazioni e misure di risparmio, hanno mandato a ramengo la qualità che era del servizio pubblico delle Ferrovie e ora mantengono una sola speaker per tutto il Paese. Presto non ci resterà che accontentarci dei soli bratwurst nella carrozza ristorante. Ah, la mia luganighetta…

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