Il caporalato non è roba militare

Di Corrado Mordasini

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasini“Siamo uomini o caporali” è il titolo di un commovente film con il leggendario Totò. Ma non sono qui a parlare di film comici e nemmeno dell’esercito. Il triste caporalato è quello finalmente rinviato a giudizio dalla nostra giustizia in relazione al caso di sfruttamento di qualche anno fa al cantiere del LAC. Paghe di 8 euro all’ora per fare i muratori. 10 franchi di disperazione, 1’600 franchi al mese per portare malta e impilare mattoni.

Questo caso ci dice che in fondo esiste la giustizia. Ma che questa giustizia può lavorare solo se ha i mezzi che la maggioranza borghese vuole negarle.

Eh sì, perché è inutile sbraitare contro i frontalieri, schiamazzare sul 9 febbraio, dare la colpa a Fallitalia o ai ro$$i. Più difficile è accettare che una riforma di questo cazzo di lavoro la si può avere solo con l’onestà.

Non dico niente di nuovo, ma mi va di ripeterlo fino alla nausea: una riforma che spenda soldi per assumere ispettori del lavoro, che passino al setaccio senza pietà aziende e cantieri, che smascherino farabutti e smargiassi come quegli schifosi caporali che facevano la cresta sugli operai succhiando il loro stipendio come un vile vampiro affonda le zanne nel collo di una vergine.

Il lavoro lo si difende coi salari minimi, che gli Svizzeri non hanno voluto, di nuovo complici i borghesi e la Destra. Il lavoro lo si difende coi contratti collettivi, ma chiedete un po’ a Giovanni Jelmini o a Rocco Cattaneo cosa pensano dei contratti collettivi. Il lavoro lo si difende lavorando, non facendo gli spernacchiatori.

Perché tutte le belle iniziative dell’UDC o della Lega non hanno portato all’aumento di un solo posto in Ticino. Intanto però a Sant’Antonino e a Novazzano insediamo aziende italiane che assumono solo Italiani a paghe italiane. E noi, poveri cretini, lì a guardare.

Il lavoro lo si difende facendo diventare un lavoro la sua difesa. Il lavoro è un bene, un diritto, una dignità. Il lavoro è passione, autoaffermazione, speranza. Il lavoro è un modo di esistere e di dare il proprio apporto alla propria società. Altrimenti non sei nulla: ti senti un parassita, uno scarto, l’ultima ruota del carro.

Ma noi siamo capaci di difendere il nostro diritto al lavoro o facciamo solo finta? È facile mentire a se stessi trovando facili soluzioni. È facile dare la colpa a qualcun altro per non dover affrontare la fatica di guardarci allo specchio chiedendoci: ma ho fatto davvero qualcosa di serio, di logico, di reale?

È proprio il caso di chiedersi se siamo uomini o caporali.

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