Mafia impunita?

Di Jacopo Scarinci

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciÈ tra l’agghiacciante e l’incredibile l’intervista a Michael Lauber apparsa sulla “NZZ am Sonntag” di ieri, nella quale il Procuratore generale della Confederazione afferma senza tante romanticherie come da noi in Svizzera sia proceduralmente impossibile condannare una persona per mafia.

Quello che nella vituperata Italia si chiama “Concorso esterno in associazione mafiosa” è un capo d’accusa che, bontà divina, ha mandato in galera politici, imprenditori, industriali, commercianti semplicemente perché era stato provato che i suddetti gentiluomini avevano avuto rapporti con cosche mafiose di qualsiasi tipo. Fa rabbrividire leggere, in un Ticino che grazie a imprenditori compiacenti, regole al limite del ridicolo e controlli pressoché inesistenti non ha niente da invidiare alla provincia di Catanzaro in fatto di ‘ndrangheta, che, parole di Lauber, “la semplice appartenenza a un’organizzazione criminale non è sufficiente per una condanna”.

Una denuncia che, nelle intenzioni del Procuratore, dovrebbe stimolare il Parlamento a ragionare di nuovo sul tema. E ci mancherebbe altro. Perché la mafia non è solo quella dei film, quella delle bombe, quella dei giudici ammazzati vilmente. La mafia è corruzione della società, è costrizione alla paura di onesti cittadini. Uno Stato nello Stato, organizzato con regole proprie e addirittura cerimonie di iniziazione.

E noi abbiamo un Codice penale che non riesce a essere applicato appieno alle associazioni mafiose. Nel 2015. Auguri.

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