Tragicommedia a Ginevra

Di Jacopo Scarinci

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciLa stampa romanda regala sempre momenti di pura emozione, e il turno ieri è toccato alla notizia che gli agenti municipali di Ginevra, che dopo gli attentati di Parigi vivono con un cagotto più o meno giustificabile, lavoreranno a mezzo servizio rinunciando alle operazioni più “pericolose”.

L’annuncio solenne è stato fatto da Patrick Moynat, che a quanto pare dirige con pugno duro e sprezzo della paura l’Unione delle polizie municipali del Canton Ginevra, mentre dalla politica, stranamente, si è sentito qualcosa di sensato. Con un rigore da far impallidire Reagan a Berlino, il Municipale responsabile del Dipartimento sicurezza del capoluogo, Guillaume Barazzone, ha ribadito ai riottosi che dovranno rispettare gli ordini e svolgere i compiti loro assegnati. Cioè… capito come funziona? Una sorta di Scuola elementare, dove il professore deve ricordare con la bacchetta in mano quali siano i doveri. Peccato che si tratti della polizia in un Cantone di frontiera: non proprio una cosuccia.

Però c’è un però. In questa tragicommedia pare che questi agenti si siano incazzati di brutto semplicemente perché i 300 poliziotti in corpo nel Canton Ginevra sembrano essere i soli agenti sul suolo elvetico non armati. Per farla breve: Loris J. Bernasconi è armato e al Matteo Pelli dà la mano sinistra perché la destra protegge l’arma, mentre questi sventurati ginevrini dovrebbero, a loro dire, fronteggiare il terrorismo internazionale con un bel sorriso o un calcio rotante stile Chuck Norris, dipende dalle sensibilità.

Son belle cose.

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