Io sono…

20150131mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniIo sono Shlomo, sopravvissuto a Theresienstadt, solo per accorgermi di essere come un sacchetto di carta vuoto, quei sacchetti marroni dove nello Josevof di Praga i pasticceri mettevano i rugelach. Sono Shlomo, che si è accorto di essere sopravvissuto e di aver stampato sulla pelle non solo il numero di matricola, ma anche quella lercia divisa a righe, righe bianche e nere tatuate sulle mie ossa.

Io sono Yuri, del 2. corpo corazzato della guardia, sono della Crimea, e facevo il pastore. Sono entrato a Oswyecim coi miei compagni e ho visto gli uomini scheletro e le porcherie dei nazi. In tre anni di guerra non avevo mai visto niente del genere. Sono Yuri e ho pianto. E poi ho sparato nella testa alle SS inginocchiate a cui dovevo fare la guardia. Il loro sangue schizzato sul fango non ha però lavato la mia anima. La mia rabbia è rimasta lì per terra coi corpi, come dei valenki di feltro abbandonati.

Io sono Leonard, ebreo americano, sergente dei corpi di propaganda cinematografica. Già mio nonno era emigrato a Brooklyn. Ho filmato per due settimane gli orrori di Birkenau per farne un documentario e far vedere al mondo quel che è successo nei campi. Mi sono asciugato e inaridito. Anche oggi a volte mi sveglio piangendo nel ricordo di quegli orrori. Sono Leonard, e il mio film non l’hanno fatto uscire. Ci voleva la distensione coi Tedeschi, loro dovevano allearsi a noi contro i comunisti e allora i miei chilometri di celluloide sono rimasti nei magazzini, con quelle facce urlanti in negativo.

Io sono Sarah, gemella di Yelena. Sono sopravvissuta agli esperimenti dell’angelo della morte. Mia sorella no. E da allora quella mia metà giace urlando sotto la polvere. La mezza mela vizza che mi manca non ha mai smesso di farsi sentire, come una gamba amputata, di cui percepisci ancora la presenza trasmessa dai nervi… o almeno così dicono. Sono Sarah, e una volta nel campo ho rubato un pezzo di pane ammuffito a un bambino più piccolo. Il cadavere di quel bambino viene ancora a trovarmi e siamo quasi diventati amici.

Io sono Felix, ho 19 anni e sono mitragliere nel 34esimo corpo di fanteria statunitense. Quando abbiamo liberato Dachau, mi hanno messo di picchetto con la mia Browning ’19 a controllare 50 SS che erano guardie nei campi e mi hanno lasciato solo con loro. Hanno tentato di fuggire, lo giuro. Ho dovuto falciarli tutti. Mi hanno processato ma non avevano prove. Avevano tentato di scappare. Vedevo i loro occhi azzurri e i capelli spettinati e le schegge contro il muro che strappavano loro la vita.

Io sono Hansjuerg, caporale delle Waffen-SS, arruolato come guardia dei campi per una brutta ferita a un polmone. Ho sempre ubbidito e ho sempre creduto nel nazionalsocialismo. Poi un giorno non so che è successo, non stavo bene, vedevo tutto grigio. Ho preso la mia carabina Mauser 98k ho tolto lo stivale e il calzino che mi aveva fatto mamma con la lana riciclata da un maglione dello zio Josef, ho infilato l’alluce nel grilletto e mi sono fatto saltare la testa. Ora sono in pace.

Io sono io, tu sei tu, tutti noi siamo storie: storie nella Storia.

Questa è anche la memoria: ricordare le persone con le loro storie. Non importano il secolo, il massacro o il motivo. Importano le persone.

Questo è il vero giorno della memoria, che dovrebbe essere ogni giorno.

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