La morte sul treno

Di Redazione

20150125ticozzi

di Nadia Ticozzi

Fu così che i nostri destini si incrociarono.

Il viaggio sembrava già un viaggio complicato, con deviazioni e ritardi. E ora questa interruzione. Siedo sul treno, fermo. Il tuo corpo caldo giace distrutto sui binari, sparso nella neve caduta. Non lo vedo, per fortuna. La tua tristezza è andata a scagliarsi contro questo treno. Avresti detto che era il contrario? Eppure il tuo corpo immobile e morbido è andato a impattare violentemente contro questo treno e le nostre agende ben organizzate.

Avevo scelto di prendere il treno prima per avere tempo, una volta arrivata, di capire dove avrei dovuto comprare il biglietto, dove si trova il luogo della proiezione. Cose così. Ora non so se arriverò in tempo. Sconosciuto/a sparso sulla neve. Siamo centinaia su questo treno, e ognuno di noi ha impattato con te. Ti volevi vendicare? O era solo una conseguenza inevitabile? Anche se avessi avuto il mio numero di telefono non mi avresti avvertita con un SMS. O magari avresti trovato una scusa per farmi partire prima? Oppure è stata una scelta improvvisa? E il vuoto che lasci è una forma di vendetta?

Te ne sei andato con l’ultimo treno, quello su cui stavo viaggiando io.

Il mio viaggio proseguirà, prima o poi ci faranno scendere da questo vagone. Spero di non vederti. Non ti ho mai conosciuto e non vorrei farlo adesso.

Il capotreno ci prega di avere comprensione. La sua voce rotta è una richiesta di comprensione anche per sé stesso. Se anche non era alla guida, gli è toccato prendere atto dell’incidente. Scendere dal treno e guardarti. Vi preghiamo di avere comprensione.

Questo Picasso è inguardabile.

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