La sindrome dell’artigiano

20150203artichoke

di Artichoke

Chiariamoci fin dall’inizio: i mestieri legati all’artigianato sono splendidi, dignitosi e fortemente legati alle radici culturali ticinesi. Fraintendersi è facile, strumentalizzare di più: questo contributo non ha proprio niente di spregiativo contro gli artigiani, che tra l’altro hanno una tradizione culturale alle spalle che la metà basta.

Quello che io voglio dire è un’altra cosa. Ovvero che ho notato (e magari mi sbaglio, eh!) che c’è un problema di considerazione, in Ticino, verso tutto quello che non produce qualcosa di materiale: se non è edilizia, artigianato, lavoro d’ufficio o di insegnamento, se non è un negozio o un lavoro da impiegato dove il servizio è evidente, allora chi si occupa di altro è un parassita scansafatiche, possibilmente inutile, e ovviamente finisce per essere a carico del contribuente. I giornalisti? Tutti parolai, bugiardi e inutili. Gli artisti? Gente che non fa niente, campa d’aria fritta. Gli scrittori? E che ci vuole? A picchiar sui tasti son bravi tutti.

Il mercato del lavoro moderno è uscito da tempo da alcune consuetudini, per cui l’artista non è più il girovago accampato sotto le mura della città, dove fa girare due palle riempite di miglio sventolando il cappello per chiedere l’elemosina, né tanto meno il mantenuto del magnate di turno. L’arte è un lavoro vero, dignitoso produttivo in senso economico (c’è gente che ci vive, eh!). Un lavoro che genera servizi di natura culturale intangibili ma non inesistenti o privi di valore. Un lavoro legato a strutture del territorio, a flussi turistici, a percorsi formativi che portano attenzione dall’esterno e arricchimento interno.

Non c’è niente di male a provenire da un contesto legato al settore primario e secondario. Però sarebbe anche carino prendere atto dei tempi che cambiano e delle caratteristiche di lavori che non sono nemmeno nuovi e figli della tecnologia, ma che sono semplicemente sviliti da… troppi anni.

Insomma, dai! La Svizzera è un Paese piccolo piccolo piccolo, cerchiamo di non restare… piccoli.

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