Disertore, quindi rifugiato

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di Giuseppe Z.

faccinaGASgiuseppezA Losanna un gruppo di attivisti ha occupato assieme a sei richiedenti l’asilo eritrei una chiesa protestante. Il gesto è forte e rompe gli schemi del buonismo. Tipico del nostro tempo, il gesto non passa più attraverso uno scontro con lo Stato. L’occupazione tocca una chiesa, quindi un luogo privato. Ma che, come lo Stato, dice di sé di essere pubblica e di cercare il Bene pubblico.

Molto di scandaloso? Nulla di scandaloso? Di sicuro il pastore protestante di Losanna era nervosetto. Contestualizziamo il messaggio dell’occupazione e poi torniamo alla chiesa. Gli occupanti chiedono una moratoria del rinvio verso l’Italia (il cosiddetto rinvio Dublino). Da là saranno rimandati in Eritrea.

Essere cittadini in Eritrea non è facile. Anzi è impossibile. Perché al momento di compiere 18 anni si è coscritti nell’esercito d’ufficio e si rimane militari… a vita. Com’è logico, quindi, il rapporto di cittadinanza in Eritrea non si crea mai. Al passaggio alla maggiore età diventa rapporto di sottomissione militare. Il comando al posto della democrazia, l’obbedienza al posto della libertà.

Fate attenzione: c’è un giochino giuridico in questa situazione abominevole: se non ti è permesso di sviluppare la tua personalità, se sei un oppositore e decidi di fuggire, sei considerato un disertore. E, com’è purtroppo giuridicamente logico, ma tecnicamente inumano, il disertore non può accedere alla posizione di rifugiato. Insomma, il potere eritreo ha trovato il modo di fregare il diritto di libertà occidentale usando le finezze giuridiche occidentali. “Fatta la legge, trovato l’inganno”, direbbero alcuni.

La grandezza dell’Europa in fatto di diritti umani è sempre consistita nel riuscire ad andare oltre il formalismo e farsi guidare dal principio di umanità. È palese che un fuggitivo eritreo non può essere considerato a priori un disertore. Ed è palese che non si possono rinviare i richiedenti l’asilo in un Paese che li tiene in condizioni ben peggiori che in un carcere.

Lo so che le religioni malvolentieri si schierano contro il potere. Ma stavolta la Chiesa protestante si faccia un esamino di coscienza e si faccia essa stessa portatrice del messaggio di cambiamento chiesto dall’occupazione. Torniamo a vivere la nostra Storia di Paese di accoglienza umanitaria e togliamoci questo sporco velo di formalità giuridica, che ha ormai un acre odore di sangue.

(Foto: François Graf, Kevin Seisdedos)

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