La spesa d’oro

Di Marco Narzisi

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di Marco Narzisi

Abitando quasi a ridosso della frontiera, divido la mia spesa alimentare/casalinga fra la Svizzera e l’Italia (spese quotidiane di qua, spesona mensile di là), con dei precisi limiti su alcuni prodotti, da una parte e dall’altra, dovuti a motivazioni fondamentalmente diverse: non compro alcuni prodotti in Svizzera per motivi economici (e non sono tenuto ovviamente a lasciarmi fare i conti in tasca da voi), ma non ne compro altri in Italia perché da questa parte la qualità è superiore e vale la spesa più alta (per esempio il latte, la birra, buona parte dei formaggi, la cioccolata eccetera). Insomma, faccio chiaramente parte di quella categoria che fa una parte di spesa in Italia per motivi economici e non ideologici.

Tuttavia non riesco ancora a capire quale sia il criterio per cui lo stesso identico prodotto, magari proveniente anche dalla stessa zona, in Svizzera debba costare anche tre volte tanto rispetto all’Italia. Tralasciamo il discorso della carne, sulla quale si potrebbe disquisire per l’altissima qualità, ma la verdura? Il burro? L’olio d’oliva? La pasta, spessissimo italiana? Il pesce pescato in Italia o importato comunque dalle stesse zone? Qual è il misterioso motivo per cui certe merci una volta varcata la frontiera appaiono improvvisamente rivestite di una patina dorata che respinge i comuni mortali che faticano ad arrivare a fine mese?

A me viene un dubbio: ma non è che per caso, mentre nel resto del mondo i salari sono adeguati ai prezzi, in Svizzera succede l’esatto contrario, ovvero che viene mantenuto un regime di prezzi artificiale perché tanto c’è chi può permetterseli?

Più precisamente: non è che per caso nessuno si fa venire l’idea di fare prezzi realmente popolari su molti beni di prima necessità e non solo (e penso per esempio alla ristorazione) perché tanto per cinque Narzisi che non li comprano perché è caro ci sono dieci Mantegazza (faccio un nome a caso di una nota famiglia agiata solo a titolo di esempio) che non hanno problemi? Non è che per caso l’ideologia sotterraneamente dominante consiste nel tenere uno standard di prezzi artificialmente alto perché comunque esiste un target di consumatori che può offrire quella cifra? Non è che per caso tutte le storie sul salario più alto in Svizzera vanno a farsi benedire quando in Ticino paghi una pizza il doppio, se non il triplo, di quello che la paghi in Italia e pensi che sia per via degli alti salari, ma poi scopri che i padroni della pizzeria girano in Ferrari però pagano i propri dipendenti ben al di sotto del minimo e, adducendo la scusa del poco lavoro, mandano a casa solo i residenti (e magari fanno pure la spesa in Italia)?

Vogliamo parlare degli affitti? Non è che per caso vengono tenuti così alti perché tanto qualcuno che ha bisogno di una casa e può pagare lo si trova sempre? Non è che per caso hanno preso tutti lezioni dal presidente di Hotellerie Suisse che, interrogato sul fenomeno dei turisti che visitano la Svizzera ma dormono in Italia per i prezzi più bassi e sulla necessità di ridurre i costi, risponde: “Non abbiamo bisogno di questo tipo di turisti”?

In sostanza: non è che per caso stanno facendo diventare il Ticino un luogo d’élite e a noi raccontano che poi se va male è colpa del franco forte, dei frontalieri, delle scie chimiche e dell’allineamento dei pianeti?

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