Quell’uovo di Pasqua di Fabio Regazzi

Di

20150327ghisletta

di Andrea Ghisletta

faccinaGASghislettaSembra che Fabio Regazzi abbia dichiarato alla RSI che deciderà solo dopo il 19 aprile se occupare la carica di consigliere di Stato, in caso fosse eletto. A Regazzi piacerà anche decidere “a bocce ferme”, ma sinceramente le “bocce” le sta facendo girare a mezzo Ticino, con la presa in giro che è una candidatura del genere.

Da quando in qua uno si candida alla carica di Consigliere di Stato, con concrete possibilità di essere eletto, e decide solo dopo la votazione se occupare o meno il posto? “Sceglietemi che forse, se trovo tempo tra l’altra cadrega e la mia azienda, ci sono!”. Non è mica una partitella a calcetto: qui si decide il futuro del Cantone!

O volete dirmi che eleggere Regazzi o Fonio è la stessa cosa? Caspiterina, se scelgo Regazzi scelgo Regazzi, mica lo eleggo e poi mi si apre come un uovo di Pasqua e salta fuori Beltraminelli! E i fiumi di discorsi sulla volontà popolare? Il momento della decisione sulla propria disponibilità era qualche mese fa, quando si approvava la candidatura, e non il 19 aprile.

E poi tutti a elogiare il PPD per la sua “lista forte” (che, tra parentesi, ha sempre presentato negli ultimi anni, senza riuscire a fermare il suo declino di consensi). Diciamo che è perlomeno facile mettere in lista persone che non sono sicure di poter esserci. La prossima volta chiediamo anche a Roger Federer: non siamo certi che ci sarà, ma porta una barca di voti ed eleggiamo sia Beltraminelli sia Dadò.

Comunque il problema è più ampio, e il “caso Regazzi” non è che la punta dell’iceberg. Il fatto è che ci siamo abituati al fatto che in politica il vincente è chi trionfa alle elezioni. Sbagliato! O meglio: le elezioni, dopo una legislatura di lavoro, possono essere un indicatore del successo, ma non sono il successo del politico. Sono il mezzo per fare politica, non il fine della politica. Sono il momento in cui un candidato chiede alla popolazione di affidargli una missione: quella di poterla servire secondo determinate idee e un determinato programma. E se il programma di un politico è quello di lasciare il posto a qualcun altro…

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