Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità

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di Markus Zommerman

faccinaGASzommermannAvete presente le canzoni che diventano dei tormentoni estivi? Non raggiungono il successo perché sono più belle delle altre. Semplicemente perché, a furia di ascoltarle, ci entrano in testa ed è poi difficile estirparle.

I troll, in Facebook, servono proprio a questo scopo: creare rumore diffuso, un brusìo di sottofondo. Già, perché con una tastiera e una decina di falsi profili sul social network si può iniziare a inculcare un’idea.

Facebook è ormai per molti la principale fonte d’informazione (e dei rischi di questa cosa e dei logaritmi che regolano la visibilità dei post parleremo un’altra volta) ed è il luogo digitale in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo. A furia di leggere determinati messaggi – non importa se siano effettivamente pieni di contenuti – ci convinciamo che, effettivamente, forse quei messaggi sono giusti. Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. “Calunnjate, calunniate, qualcosa resterà”: parola di Joseph Göbbels.

“L’ebola uccide. L’ebola è portata dai migranti. Per non farci contagiare dall’ebola basta non far entrare i migranti”. Quante volte avete letto post di questo tipo? Migliaia? Milioni di volte?
E quante volte avete letto: “Il Ticino ai ticinesi. La Lega è l’unica a difendere i ticinesi”. Migliaia? Milioni di volte?
Quante volte avete letto: “Taglian föo di ball. Tornate in Fallitalia?!?!!? Fuchi! Bambela. Che pagüuura!!” Migliaia? Milioni di volte?
Quante volte avete letto: “$ocialisti, radical chic con il culo al caldo che guadagnano 300 mila franchi all’anno?”. Migliaia? Milioni di volte?

Non c’è da stupirsi se poi la gente, piano piano, inizia a esprimersi così, regolarmente, senza neppure accorgersi che c’è qualcosa che non funziona. Che l’asticella si è alzata un po’ troppo. Senza neppure accorgersi che una bugia è diventata una verità. Non c’è da stupirsi se perfino dei deputati (come Massimiliano Robbiani, della Lega) arrivano ad augurare ad altri candidati la morte in un camino, rinnovando il ricordo atroce di Auschwitz.

I troll hanno proprio questo scopo. Nel mondo digitale una singola persona può moltiplicarsi quasi all’infinito. L’idea di una singola persona può essere spacciata per l’idea di molti. In modo che poi, in molti, inizino a condividerla e ad accettarla: “La maggioranza sembra pensarla così e forse non ha tutti i torti”. È semplice psicologia.

Facciamo un esempio? Un politico scrive una qualsiasi cazzata in Facebook. Una proposta, anche la più idiota, e sotto ci trovi dieci troll (tutti gestiti dalla stessa persona, probabilmente dal politico stesso o perlomeno dal suo partito) che scrivono “Bravo!”, “Bella idea!”, “Sì, tu sì che ci difendi!”, “Vai avanti così!”, “E gli altri partiti che fanno? Rubano solo i soldi a noi contribuenti!!!”. Scena già vista? Sì, eh…

Diffidiamo dai troll. Il Ticino in realtà è meno becero di quanto appare in Facebook. E in aprile lo dimostrerà.

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