Comprare rosa, quanto mi costi!

Di Redazione

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di Pepita Vera Conforti

faccinaGASveraconfortiCi sono cose che, anche di fronte all’evidenza, sembrano inconcepibili: pagare di più lo stesso prodotto solo perché indirizzato al genere femminile. L’inchiesta di “Patti chiari” trasmessa dalla RSI venerdì 10 aprile sulla “pink tax” a cui ho partecipato come ospite (ma non perdetevi quella sconvolgente sull’etica secondo H&M) ha permesso di prendere consapevolezza di un fenomeno di marketing di cui le vittime inconsapevoli sono le donne, proprio quelle che nella busta paga trovano in media il 20% in meno di salario.

Rasoi, creme, profumi, mutande/slip per bambini, termometri, vestiti, lavaggio a secco di camicie e chissà quanto altro ancora si differenziano sui prezzi, non per la qualità del prodotto o per il costo di produzione ma a dipendenza del genere del consumatore a cui è destinato, arrivando a essere quasi il doppio se è indirizzato alle donne o alle bambine. Nulla sembra giustificare la differenza di prezzo, se non la valutazione dei produttori e dei venditori che una donna è disposta a pagare un prezzo maggiorato per assecondare un’idea sociale di femminilità. Quello che viene confezionato non è un oggetto d’uso, ma il sogno della cura di sé, della bellezza idealizzata (basta sfogliare una qualsiasi rivista), del mito della principessa Disney in contrapposizione alla virilità, alla forza e al prestigio. Un sogno che, come i romanzi di Liala, si incarna il più delle volte nel color rosa pink, quasi fosse inscritto nel gene X (e vi assicuro che non lo è). È un rosa che rischia di costarci caro, non solo in termini finanziari ma anche per l’effetto di radicalizzazione della differenza sessuale in modelli stereotipati da cui difficilmente riusciamo a sganciarci senza sentirci disorientate.

Cosa fare? In Francia il Comitato Georgette Sand ha cominciato a chiedere alle consumatrici di andare a scovare le differenze di prezzo non giustificate e documentarle. Perché non provarci? Sarebbe inoltre opportuno pretendere dai negozianti che i prodotti uguali per funzione d’uso siano posizionati vicini e non in reparti differenti secondo i generi, imparare a confrontare i prezzi con maggiore attenzione anche in ottica di genere e infine porsi delle domande. A cosa mi serve? Quale caratteristica del prodotto è essenziale? Un termometro rosa misura meglio la febbre?

Abbasso la tirannia del rosa! Viva i colori! Lo ammetto, però: ho degli occhiali ciclamino bellissimi.

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