La Lega Sud ha ragione

20150415mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniFaccio un mea culpa: devo ricredermi. A prescindere dalle buffe considerazioni che si sono potute fare sulla nascita della Lega Sud, bisogna ammettere che nell’idea di Milan Danti c’è della logica. Peccato che il suo movimento abbia le stesse probabilità di crescere di un fagiolo sul reattore di Fukushima. Eppure, come dicevo, il ragionamento fila.

Anche se ce la tiriamo da svizzeri siamo italiani. Mangiamo spaghetti, bestemmiamo la Madonna e la preghiamo pure. Parliamo italiano e a scuola studiamo Dante e Boccaccio. Ma la cosa triste è che, nonostante i nostri sforzi, che non sono proprio erculei, nella Svizzera vera, quella dei Cantoni primitivi, ci vedono come una specie di dépendance meridionale. E ce la sentiamo di dar loro torto? Una fetta di Lombardia attaccata là a forza con lo scotch. Un triangolino di Sud giusto grande abbastanza per passarci le vacanze senza fare chissà quanti chilometri.

Insomma, Milan Danti, candidato in pectore del suicidale movimento, ha ragione: siamo insubri. Anche se l’infame Varesino e l’infido Comasco ci fanno così paura. Anche se l’ambiguo Ossolano e il menzognero Valtellinese ci circondano ai lati in attesa di una nostra debolezza.

Una falla però nel ragionamento c’è. Siamo insubri. Ok, ma fino a dove? Se, mettiamo, io giro per l’Insubria, che dal nome comunque non deve essere un posto molto salubre, e arrivo fino al confine con l’Emilia, che succede? Io arrivo vicinissimo alla linea di confine, appoggio le punte dei piedi appena appena dietro la riga e guardo un Emiliano che coi piedi è vicino vicino alla riga dall’altra parte. Non siamo tutti e due della stessa pasta? Dov’è la riga in realtà? E se l’Emiliano fa la stessa cosa con un Toscano, e poi il Toscano con un Umbro e via così, dov’è che c’è la differenza, quella vera, quella che ci fa gridare allo scandalo, quella che ci fa strillare al terrone? Così non arrivo a fare il giro e a tornare in Ticino?

Boh! Le righe le avremo fatte noi, per darci sicurezza, ma è come un bambino che fa un cerchio coi gessetti nel piazzale e dice: “Questa è terra mia”. Le righe in realtà sono poi solo nella nostra testa. Perché un po’ ci fa comodo. Perché così, come il bambino nel piazzale, ci sentiamo più importanti. In fondo, se guardiamo attentamente e cancelliamo le righe, l’Insubria è il mondo.

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