La riscoperta della laicità

20150409Nene

di Kelevra

Ha dell’incredibile che esistano ancora, ai giorni nostri, persone e ideologie in grado di mettere in discussione l’importanza della laicità di uno Stato.

La laicità dello Stato è a difesa di tutti, proprio perché non prende le parti di nessuno. È imparziale come lo sono le bombe, che non fanno differenze di sesso, età, razza, colore degli occhi, religione. Ecco, non fa differenza di religione: la laicità è lo strumento più equilibrato in nostro possesso per non discriminare nessuno, perché non prende le parti di chi si fa vanto delle proprie “radici cristiane”, di chi fa parte del “popolo eletto” o di chi crede di venire da Marte.

Potrebbe esistere l’alternativa alla necessità di avere uno Stato laico, delle leggi laiche e delle istituzioni laiche che garantiscano un equo trattamento per tutti, fino a rispettare le scelte religiose di terzi. Io, ad esempio, mi prendo la libertà di non sedermi al tavolo di nessun religioso a discutere circa il torto o la ragione di questo o di quel credo: dev’essere di una noia mortale. Di fatto, come strumento paritario ci rimane la laicità, perché epura ogni concetto legislativo e sociale dalla visione del mondo di una religione in particolare.

Perché “laico” non piace come invece può piacere “popolo eletto”, “72 vergini” o “radici cristiane”? Per ignoranza. Al religioso medio e borioso piace fare rumore perché secondo lui la sua religione lo rende migliore di un altro, e stop. Ma la verità è che il termine “laico” fa paura perché spoglia di qualsiasi privilegio i fondamentalisti, rende del tutto fuori luogo il commento di un vescovo alla emanazione di una legge sull’aborto e perché costringe a una forma diversa di rispetto tutti quelli che, il rispetto, lo danno in base alla religione di chi hanno davanti.

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