Acquisti? Un mondo di squali

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20150512redazione

della Redazione

faccinaGASufficialeCi ritroviamo in questi giorni, grazie anche all’iniziativa di Unia contro il prolungamento di apertura dei negozi, a discutere se sia giusto o no estendere ulteriormente il nostro privilegio di consumatori. A volte sembriamo maialini mai sazi, che corrono in cerca di latte dietro alla rosea e paffuta mamma-centro commerciale. In realtà tanto maialini non siamo, se in poco tempo i sindacati, sono riusciti a raccogliere quasi 10 mila firme. Firme di gente che in fin dei conti dice: “Va bene così”.

Andiamo a vedere in dettaglio il problema. Di primo acchito verrebbe da dire: “Bene, se estendiamo gli orari si creano posti di lavoro, e visto che c’è la crisi…”. Ma a monte c’è un problema. Che riguarda non tanto i piccoli commerci, bensì la grande distribuzione, che sarebbe la prima ad avvantaggiarsi di questa misura. Migros e Coop, per esempio, hanno posto un blocco delle assunzioni. Non si arriva alla cifra d’affari, non licenziano ma tengono in stand by. Pensate che non assumono più nemmeno i ragazzi in estate per dare una mano, pratica consolidata come quella dei fuochi artificiali il 1. agosto. Avevi il figlio o la figlia in giro a binda d’estate? “Vai a lavorare alla Migros!”. Beh, non più. Figuratevi assumere qualcuno se si estendono gli orari.

Vi diciamo noi invece quello che sta succedendo e che succederà. Aumento del lavoro su chiamata a ore, senza garanzie. Orari spezzati, per esempio, dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 20 per coprire gli orari di punta e sguarnire quelli vuoti, creando così, a tutti gli effetti, una giornata di 12 ore con una pausa inutile in mezzo. Già oggi la grande distribuzione, invece di assumere, fa girare come trottole le commesse inviandole dove ci sono buchi. Manca una commessa a Faido? Una commessa di Bellinzona si fionda in soccorso.

E poi ci sono delle statistiche, per esempio a Basilea, dove si scopre che, nonostante gli orari ultraliberali, il turismo degli acquisti sta diventando addirittura un problema per la “Falligermania” che, grazie al potere del franco, guadagna sì soldi nella vendita, ma si riempie le strade di traffico e crea problemi inenarrabili alle dogane per il rimborso dell’IVA. 16 milioni di pratiche solo l’anno scorso: immaginate la gioia dei doganieri. Insomma, il turismo degli acquisti svizzero, in barba agli orari, sta decisamente straripando, e la Germania ne ha piene le cosiddette.

Supponiamo che sarà una battaglia dura: come al solito, la disparità di mezzi tra le due parti è evidente. Saranno i cittadini a decidere. Abbiamo davvero bisogno di acquistare a ogni ora giocando sulla vita delle commesse e dei commessi?

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