L’espressività del porco

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20150517Mordasinidi Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniUn giorno di 10 mila anni fa, l’uomo, il porco e il cane erano intorno al fuoco. Era stata una giornata dura, come lo erano le giornate medie nel Mesolitico, insomma, mica stavano lì a pettinare le vergini di pietra.

All’uomo venne un languorino e lentamente, nel suo cervello ancora acerbo, si fece strada l’idea di una salsiccia. Allora non esistevano le salsicce, ma solo insipide bistecche di megaterio o gliptodonte. L’idea, di fronte al baluginare delle fiamme, ramificò e crebbe come un malsano fiore di desiderio: prosciutti, cotechini, coppe, salametti, mortadelle e culatelli roteavano come impazziti nell’immaginazione del nostro cavernicolo. Possiamo dire che quel momento non fu dissimile dalla scoperta della ruota, dell’arco o del pelapatate a mandolina.

L’uomo si guardò intorno e vide il maiale. Costui se ne stava imbambolato davanti al fuoco, seguendo con gli occhietti porcini il guizzare delle lingue roventi, e aveva mente solo per la sua porcella, lasciata nelle lande del Mar Nero quando aveva deciso di migrare. Invero, non era molto espressivo: i maiali non lo sono. Sono tipi schivi e guardinghi che nascondono le loro emozioni come fa Clint Eastwood, che però è un grande regista. L’uomo voltò il capo. Subito quel servile opportunista del cane sgranò tanto d’occhi, drizzò le orecchie ed iniziò a scodinzolare guaiolando. L’uomo tornò a guardare il fuoco, ma qualcosa, nella bilancia porco-cane della sua testa era cambiato. Qualche grammo di peso aveva fatto pendere la bilancia in una direzione che avrebbe cambiato la storia, sia del maiale sia del cane.

Ora, che il maiale sia intelligente come il cane nessuno lo mette in dubbio. Il suo reale problema è l’empatia. Il porco non crea empatia, anche perché tende un po’ a farsi i cazzi suoi, ed ha la sfiga di non essere nemmeno un grande cacciatore di topi. Il cane invece è un servo senza dignità, che tende a compiacere immediatamente chi si trova in cima alla gerarchia.
Ciò ha stabilito il loro destino dal Paleolitico a oggi. D’altronde se in un film vedi Vin Diesel schiattare, non ti fa lo stesso effetto di veder morire Winona Ryder. Ecco: il porco è Vin Diesel.

In tutta questa storia solo i compagni Nordcoreani hanno capito la verità e infatti mangiano da millenni i cani, orgogliosamente insensibili alle loro moine borghesi e decadenti. Invece, in tutto questo, la nostra società degenerata e capitalista, non si è ancora resa conto che il vero nemico di classe non è il porco ma il cane.

Il fatto che quando siamo arrabbiati gridiamo “Porco cane!” è soltanto il fugace ricordo di quella triste ma necessaria scelta di 10 mila anni fa.

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