Svantaggiati

Di Redazione

20150518Elisadi Elisa

Sono un bambino, ho dodici anni, e tra poco smetterò di essere un bambino. Un mese fa mio padre, che da vent’anni lavora come venditore ambulante, è finalmente riuscito a portarmi in Italia e sono arrivato in una città che fino a ieri era un’importante centro siderurgico, una città nel cuore della Penisola esattamente al crocevia tra Lazio, Umbria e Toscana.

Non mi trovo molto bene: a scuola mi prendono in giro, mi dicono che faccio schifo. A me però piace la scuola e voglio imparare l’italiano, perché penso che sia importante per poter avere un futuro in quello che sta diventando il mio Paese. Gli altri bambini non parlano francese, non parlano nemmeno senegalese, e mi dicono che è una vergogna che io non parli l’italiano e mi prendono in giro. Oggi ho perso la pazienza. Mi hanno spiegato che è difficile ambientarsi in una nuova realtà ma non sono riuscito a comportarmi correttamente, avrei dovuto ignorare le provocazioni dei miei compagni, come faccio da un mese a questa parte, ma, questa volta, alle parole sono seguite le spinte e uno schiaffo, dato da un’innocente pallida manina, ha provocato in me una reazione violenta.

L’ho spinta e lei è caduta, proprio com’è successo a me ieri, e a quel punto ho notato che portava al collo un crocifisso, lo stesso crocifisso che vedo tutti i giorni nella parrocchia dove mi reco per poter svolgere i miei compiti, per incontrare altri bambini e giocare a calcetto. La madre della bambina mi ha denunciato, ha spiegato a sua figlia che io l’ho spinta perché è cristiana. Non ci avevo nemmeno fatto caso, ho dodici anni, e voglio solo imparare l’italiano. Mio padre mi ha detto che continuerò a frequentare la scuola, che si deve imparare a essere pazienti e che bisogna crescere. A lei hanno spiegato invece che i neri picchiano le donne cristiane, che puoi insultare liberamente il diverso perché la ragione è dalla tua parte e Dio pure.

Penso che malgrado io venga da un Paese in via di sviluppo, malgrado mio padre faccia il venditore ambulante, io abbia una speranza per il futuro infinitamente più grande di quella della mia compagna ternana a cui non sono ancora state spiegate le regole della convivenza civile. Tra pochi anni la svantaggiata sarà lei e non ne accorgerà nemmeno, così come non se ne accorgerà sua madre. Sarà troppo tardi per lei, per me no: ho tutta la vita davanti.

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