Asilo: quello che l’UDC non dice

Di Jacopo Scarinci

20150609scarinciBosia1

di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciNegli ultimi giorni è apparso un manifesto dell’UDC che, sparando a zero su Simonetta Sommaruga, contesta i finanziamenti che la Confederazione dedica alle politiche di asilo. La totale assenza di fonti e le provocazioni alle quali siamo stati abituati dai Democentristi ci hanno spinti a chiedere a Lisa Bosia, granconsigliera del PS e da molti anni attiva sul tema della migrazione, se le cose stanno veramente come dice l’UDC.

Quanto si paga realmente per le politiche di asilo? In che forma sono soldi investiti per l’integrazione dei richiedenti?

L’aiuto sociale corrisposto dalla Confederazione ai Cantoni per sostenere le spese di assistenza per i richiedenti asilo e le persone ammesse provvisoriamente ammonta a circa 300 milioni di franchi all’anno, mentre per quanto riguarda i rifugiati riconosciuti a circa 70 milioni. A questo bisogna aggiungere le spese per l’integrazione. Ma la questione delle cifre a parer mio è mal posta: bisogna mettere in relazione la spesa per i richiedenti l’asilo e i rifugiati, che rappresentano meno dell’1% della popolazione residente, con altre voci di spesa, per esempio l’esercito. Quando si investe nell’accoglienza e nell’integrazione lo si fa a ragion veduta: tanto più rapido è il processo di integrazione, tanto prima i migranti entreranno a far parte del circuito economico. Quello che l’UDC non dice è che i migranti danno al sistema di welfare più di quanto prendano. È chiaro che in un primo momento è necessario investire perché le persone arrivano dai conflitti, non parlano la lingua, sono spesso spaesate e sofferenti. Ma molto rapidamente, non appena si dà loro la certezza di un permesso che consenta loro di rimanere, iniziano a cercare un lavoro, a voler apprendere la lingua. L’età media di chi arriva è molto bassa e, in un Paese con una così elevata tendenza all’invecchiamento della popolazione, i giovani migranti rappresentano un elemento di speranza e un tassello importante per la nostra economia.

L’industria dell’asilo esiste? In cosa consiste?

Nei Paesi di transito esistono bande di criminalità organizzata che lucrano sulla condizione di vulnerabilità assoluta dei migranti. Si verificano torture, rapimenti, ricatti. Recentemente uno di questi criminali ha dichiarato di aver caricato eccessivamente la nave pur sapendo che sarebbe affondata. Quello che non ci dicono è che questa criminalità è stata foraggiata dalle politiche di Frontex che hanno stretto accordi pagando polizia e criminali libici affinché eseguissero respingimenti nel deserto già una decina di anni fa, ai tempi in cui c’era ancora Gheddafi. Adesso la storia si ripete: la fortezza Europa sta individuando dei luoghi nel Nord Africa in cui istituire dei centri di identificazione ed espulsione. Parliamo di Paesi in situazioni di conflitto come la Libia e il Mali.

Se ci fosse un canale istituzionalizzato non ci sarebbero passatori e migranti economici. Secondo te si può fare qualcosa?

Si stima siano circa 600 mila i migranti pronti a partire dalle coste libiche ed egiziane che si affideranno ai trafficanti perché non hanno alcun modo di venire in Europa legalmente. Per ovviare a questa situazione si possono fare diverse cose: smettere immediatamente di vendere armi e commerciare con Paesi in guerra e i loro dittatori oppure istituire serie politiche di cooperazione e sviluppo, perché le prime cause di migrazione sono la povertà e la desertificazione. Inoltre è necessario riaprire le ambasciate e permettere di fare domanda di asilo e di visto umanitario.

Nel manifesto dell’UDC non viene citata alcuna fonte, ma solo numeri. Dove è possibile informarsi più approfonditamente sulla materia?

Sul sito della Confederazione, ovviamente, che fornisce tutti i dati tra cui quello, direi abbastanza interessante considerato l’allarmismo ingiustificato, del calo delle domande in Svizzera: le domande di asilo del primo trimestre del 2015 sono diminuite sia rispetto a quelle del trimestre precedente, del 21%, sia rispetto al primo trimestre del 2014, dell’8%. Delle circa 4’500 domande di asilo dei primi tre mesi del 2015 soli 391 siriani e 562 eritrei hanno chiesto protezione al nostro Paese. Tendenza confermata anche in aprile e maggio. Ci si può chiedere come mai, a fronte di 170 mila sbarchi nel 2014 e già oltre 80 mila in questi primi cinque mesi del 2015, così poche persone chiedano protezione alla Svizzera. La risposta è semplice: siamo diventati un Paese poco attrattivo, che non concede documenti di viaggio e permette il ricongiungimento familiare solo a determinate condizioni. Così i migranti chiedono protezione alla Germania e ai Paesi scandinavi che, pragmatici più che ideologici, aprono le porte e si preparano ad accogliere e integrare rapidamente i futuri cittadini europei.

20150609scarinciBosia2

Ti potrebbero interessare: