Diario di una vera troll: imparate

20150310zommerman2di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconiIo non ci sto, proprio no. Di questi tempi i troll sono bistrattati ingiustamente, gettati tutti insieme nello stesso calderone puzzolente del disprezzo e del pregiudizio. Provate voi a riemergere da quel mucchio, dopo, annaspando tra un mare di k, $ e “paüüüra”! Ci sono troll e troll, e questo ci tengo a specificarlo con forza. Il troll vero, il troll originale è di un’altra categoria, un mondo a sé, un’entità superiore.

Anzitutto è una persona istruita: non nel senso di curriculum scolastico, ma perché curioso, informato e aperto verso il mondo e le sue sfumature. Riesce a scovare i punti deboli delle conversazioni con precisione chirurgica ed è in quel preciso momento che inizia il vero divertimento per lui. Gioca con il suo interlocutore (uno o anche più contemporaneamente) come un gatto gioca con il topo: lo tiene per la coda, lo fa saltellare qua e là, finge di farlo fuggire per poi riacciuffarlo con una zampata. Le strategie possono essere molte, ma non ve le svelerò: sarebbe come se un mago svelasse i suoi trucchi. Ma alla base di tutto c’è il fatto che il troll ti lavora ai fianchi, ti prende per i fondelli, ti porta dove vuole lui e tu nemmeno te ne rendi conto.

Il finale? Ve lo lascio indovinare. Anzi no.

Il troll, quello vero, alla fine vince sempre.

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