10 mila ossa sottoterra

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20150711scarincidi Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciVent’anni fa, proprio in queste ore, a Srebrenica, Bosnia ed Erzegovina, le truppe paramilitari filoserbe agli ordini di Raznatovic (detto Arkan, a capo delle “Tigri”) e Mladic, dopo alcuni giorni di manovre d’avvicinamento, hanno sferrato il loro attacco verso la popolazione civile. Quell’11 luglio 1995 sono iniziate due settimane di macelleria umana: 8’372 persone secondo i dati ufficiali, più di 10 mila secondo alcune associazioni, ammazzate e buttate nelle fosse comuni.

Si era nel pieno delle guerre tra Croazia, Bosnia e Serbia, la Jugoslavia era agli sgoccioli e i nazionalismi la facevano da padrone. La Bosnia proclamò la sua indipendenza, ma in un contesto parecchio complicato: in questo Stato da sempre multietnico circa un terzo della popolazione era Serba, e non bastarono né un voto parlamentare né un referendum (entrambi boicottati dai Serbo bosniaci) per rendere effettiva l’indipendenza, presente sulla carta ma non nei fatti. In questo caos politico e sociale i gruppi militari e paramilitari filoserbi, in stretto rapporto con Belgrado, iniziarono le loro azioni in un crescendo di nazionalismo, integralismo e crudeltà. A Srebrenica, enclave dove molti sfollati trovarono rifugio, la pulizia etnica diretta da Arkan e Mladic si abbatté sulla popolazione musulmana e di etnia bosgnacca, dando vita al primo genocidio dalla fine della Seconda guerra mondiale.

In tutto questo, tre giorni fa, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a causa del veto posto dalla Russia non ha dato seguito alla risoluzione che avrebbe condannato il massacro di Srebrenica come genocidio. La stessa ONU che, poco tempo prima della strage, dichiarò questa piccola cittadina “zona protetta” dalle mire di Arkan e Mladic, salvo poi assistere allo scempio senza reagire, anzi, dopo aver pure consegnato ai Serbo bosniaci molti rifugiati.

A voi le conclusioni.

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