Basta con i dottor Frankenstein

Di

20150714zommermandi Markus Zommerman

faccinaGASzommermannÈ privilegio esclusivo dei medici uccidere un uomo e restare impuniti. È una frase decisamente molto forte, è vero. Ma non è mia. È di Petrarca. Un aforisma che ci permette di parlare di quello che – allo stato attuale delle cose – sembrerebbe essere uno dei tentativi più gravi d’insabbiamento sanitario mai accaduti in Ticino. Più grave probabilmente perfino dello scandalo alla Carità di Locarno.

Ma veniamo ai fatti. Nel luglio del 2014 una donna viene ricoverata al Sant’Anna di Sorengo per farsi asportare un tumore al seno. Un intervento chirurgico assolutamente di routine, che prevede una piccola incisione dietro il capezzolo. Ma il chirurgo – che è uno stimatissimo chirurgo – confonde la paziente con un’altra e le esporta entrambi i seni. La donna si sveglia e il medico le spiega che la mastectomia è stata necessaria in quanto il tumore era più grande del previsto. Ma son tutte balle. Il chirurgo falsifica anche la cartella clinica e per quattro mesi, nonostante l’insistenza della paziente (che si accorge che qualcosa durante l’intervento è andato storto), mantiene la sua versione. La donna si rivolge alla Commissione di vigilanza sanitaria e solo a quel punto il chirurgo (durante un incontro avvenuto alla presenza tra l’altro dell’ex Consigliere nazionale Fulvio Pelli, nel Cda della clinica) ammette l’errore. Errare è umano, ma mentire (falsificando le cartelle cliniche) è un reato. Così com’è un reato per un operatore sanitario – in base all’articolo 68 della Legge sanitaria – non segnalare all’autorità un caso di “malattia, lesione o morte per causa certa o sospetta di reato venuto a conoscenza nell’esercizio della professione”.

Parliamoci chiaro. In sala operatoria non c’è solo il chirurgo. Durante un’operazione ci sono attorno al tavolo almeno una dozzina di persone. Possibile che nessuno di questi abbia pensato di informare il medico cantonale o il Dipartimento dell’accaduto? E la clinica non doveva fare qualcosa? La zona d’ombra della Legge non obbliga la struttura sanitaria ad autodenunciarsi, questo è vero, ma di fronte a un caso del genere il minimo che si possa fare è informare l’autorità dell’accaduto. “Né la paziente né i suoi precedenti legali – ha fatto sapere in una nota stampa la direttrice della Clinica Sant’Anna Michela Pfyffer von Altishofen – hanno ritenuto di voler inoltrare una querela entro il termine fissato dalla legge”. La clinica si difende sostenendo anche che “l’obbligo di notifica non è dato nel caso di reati perseguibili solo a querela di parte, come in caso di lesioni da considerare semplici”. A parte che le lesioni semplici le vedono solo al Sant’Anna… Se secondo l’ospedale asportare due seni per errore è una “lesione semplice”, be’, buonanotte. Ma con queste due frasi la Clinica sembra ammettere di aver voluto insabbiare tutto. Perché queste due maledette frasi, ridotte all’osso, suonano così: “La paziente non ha sporto denuncia e dunque noi ci siam ben guardati dal far sapere in giro la cosa”. Bene! Ottimo!

Ora però denuncia è stata fatta e il vaso di Pandora è stato scoperchiato. Si è scoperto che i vertici della clinica sapevano che una donna era stata mutilata a causa di un errore medico. Si è scoperto che i vertici della clinica sapevano che per ben quattro mesi il chirurgo aveva mentito alla paziente. Si è scoperto che i vertici della clinica sapevano che il chirurgo non aveva segnalato (come suo dovere) il caso alle autorità e si è anche scoperto che nessuno dell’intero team partecipante all’operazione ha informato gli organi di vigilanza dell’accaduto.
Ebbene sì. La direzione della clinica sapeva tutto questo e non ha preso provvedimenti? Non ha fatto sapere nulla a nessuno? Non ha sospeso nessuno? Non ha licenziato nessuno? E noi ci dobbiamo credere?

Non sarà forse che la clinica (che è privata e questo è giusto sottolinearlo) abbia tentato di salvaguardare il suo buon nome e la sua reputazione per non perdere i facoltosi pazienti stranieri che, come Putin, lasciano un pacco di soldi per far partorire le loro consorti?
Non sarà che proprio in quel periodo il gruppo Genolier (proprietario del Sant’Anna) era in lizza per acquistare la clinica Moncucco e uno scandalo non avrebbe giovato alla trattativa? La Legge deve essere cambiata. Questo caso dimostra che una clinica privata può essere portata a insabbiare un gravissimo errore medico pur di evitare danni d’immagine e mancati introiti a essi correlati. Questo può accadere anche nel pubblico, è vero, ma l’ospedale pubblico è pubblico: non ha un valore di vendita. Non viene venduto ad altri gruppi ospedalieri e non si basa su logiche di mercato.

Questo caso dimostra che per una clinica privata la difesa della propria reputazione può (e dico può, perché per fortuna non sempre è così) valere più della giustizia dovuta a una paziente vittima di un errore medico.

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