La prova costume di Puffetta

Di Carol Bernasconi

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di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconiSono bassa, ebbene sì. Madre Natura mi ha fatta così. Ho uno stacco di coscia degno di Puffetta. Ho pure la cellulite e qualche chilo di troppo, tutto raggruppato nei soliti punti tanto temuti: il girovita e le cosce. A una seduta in palestra preferisco di gran lunga una costinata in compagnia e un bicchiere di vino. Amo mangiare e adoro cucinare. Insomma, sono una persona che più o meno rientra nella norma.

Ho un debole per i vestiti, una vera passione: non smetterei di comprarne. Ma ecco che qui iniziano i guai… Perché, entrando nella maggior parte dei negozi di abbigliamento, ti ritrovi a sussurrare quasi con timore che porti una taglia 38. E sai che dalla 38 in su sei guardata come un ippopotamo in sovrappeso. Perché il paragone con le mega strappone di Victoria’s Secret si impone ogni volta. Anche i manichini ti guardano male: “Ma come? Una 38? Ma non ti vergogni”.

Ebbene, no. Io non mi vergogno. Possiedo un’età in cui riesco a passare sopra a questa cosa. Ma le ragazze adolescenti? O quelle che sono più insicure? Che messaggio ricevono, guardando le sfilate di moda o sfogliando le riviste patinate? Che, se non sei imbronciata e pallida, se non possiamo contarti le costole, se non hai la taglia zero, sei out. E quindi assistiamo a diete drastiche, crisi di identità, casi di anoressia, frecciatine cattive da parte di persone cattive. Tutto questo per un’immagine sbagliata che la società dà della persona.

Ho indossato il costume da bagno la scorsa settimana. Mi sono guardata allo specchio e mi sono detta che non avevo bisogno del salvagente perché lo avevo già incorporato al girovita. E ho concluso il mio pensiero solitario con un bel “‘fanculo”, proprio così. Perché, se è vero che una vita sana, una buona alimentazione e non eccedere nei vizi fanno senz’altro bene, lo è molto di più volersi bene e accettarsi anche con i propri difetti fisici. Che poi difetti non sono.

Dobbiamo imparare a guardarci di più allo specchio, apprezzare la persona che siamo, coccolarci di più e non tendere al “modello taglia zero”. Ognuno di noi è diverso dall’altro, ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti. Non abbassiamoci a voler rientrare nella classifica di bellezza imposta dalla società. Siamo belli così come siamo.

Abbasso le taglie e viva le persone.

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