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La serenità delle acque

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciIn “Come rapinare una banca svizzera”, autentica perla del giallista Andrea Fazioli, il personaggio principale, Jean Salviati, riflette sul fatto che una delle cose che gli piace di più della Svizzera è l’acqua: dai ghiacciai ai laghi, l’acqua rasserena, tranquillizza, distende.

A questo pensavo qualche pomeriggio fa, seduto sulla mia solita panchina del lungolago di Caslano che ormai ha l’impronta del mio posteriore. L’aria, dopo il violentissimo temporale della notte, era pulitissima. Guardando verso Carabietta e Figino, i boschi avevano un’infinità di sfumature di verde e l’acqua del Ceresio era dolcemente accarezzata dalla brezza della sera.

Guardavo l’acqua pensando che, se la vita si fosse ridotta a quel momento, ripetuto per sempre, sarebbe stata una vita bellissima. In quel momento non esistevano problemi, non esistevano la politica né gli scazzi quotidiani: non esisteva altro che il lago, le sue onde, il suo profumo, i suoi cigni e i suoi germani reali. Perché non riscoprire più spesso le vere bellezze, il vero senso della nostra vita? Prendersi almeno mezz’ora al giorno, sedersi su una panchina, su un muretto, su dei sassi e guardare nel lago, perdersi nel lento moto delle onde, facendosi cullare. Certificare il fallimento della società frenetica nella quale, volenti o nolenti, siamo obbligati a vivere, mandare a ‘fanculo un po’ di gente, un po’ di problemi, un po’ di idioti e guardare il lago.

“La vista dell’acqua calmava l’animo di Salviati”, scrive Fazioli. Nulla di più vero.

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Commenti da Facebook

  • marco

    Conosco il lungo lago di Caslano (ho familiari abitanti nella vicina Magliaso), e condivido il senso di serenita’ liberatoria che si prova a vedere i pennuti occuparsi delle loro cose, senza ad alcuno nuocere, senza da alcuno essere infastiditi: a volte poi sono cosi’ buffi…

    Visto che si cita Vonnegut, aggiungo un breve scritto tratto da un suo libro:

    “…Era un film che parlava dei bombardieri americani durante la seconda
    guerra mondiale e dei loro coraggiosi equipaggi. Vista a ritroso la storia
    era cosi’:
    Gli aerei americani, pieni di fori e di uomini feriti e di cadaveri, erano
    nelle vicinanze di un campo d’aviazione inglese e si muovevano verso la
    Germania. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li
    raggiunsero e risucchiarono proiettili e schegge di bombe da alcuni degli
    aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con degli apparecchi americani
    distrutti che erano al suolo, e questi volarono poi per unirsi alla
    formazione.
    La squadriglia aerea sorvolo’ una citta’ tedesca in fiamme. I bombardieri
    aprirono degli sportelli che, grazie a un miracoloso magnetismo,
    risucchiarono le fiamme e le chiusero entro contenitori cilindrici
    d’acciaio, portandoli infine nel ventre degli apparecchi. I contenitori
    furono sistemati ordinatamente su delle rastrelliere. I tedeschi, la’
    sotto, avevano a loro volta degli strumenti portentosi, costituiti da
    lunghi tubi d’acciaio. Li usavano per risucchiare altri frammenti dagli
    aviatori e dagli aerei. Ma c’erano ancora alcuni americani feriti, e alcuni
    dei bombardieri erano gravemente danneggiati. Sopra la Francia, comunque,
    furono raggiunti di nuovo da dei caccia tedeschi che misero tutto a nuovo.

    Quando i bombardieri tornarono alla base, i contenitori d’acciaio vennero
    tirati fuori dalle rastrelliere e mandati negli Stati Uniti, dove c’erano
    degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellare i cilindri e a
    ridurre in minerale il pericoloso materiale che contenevano. Cosa
    commovente, erano soprattutto donne a fare questo lavoro. I minerali
    vennero poi spediti a degli specialisti in zone lontane. Era loro compito
    metterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero fare
    mai piu’ male a nessuno.”

    (VONNEGUT – Mattatoio n°5)

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