La serenità delle acque

Di Jacopo Scarinci

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciIn “Come rapinare una banca svizzera”, autentica perla del giallista Andrea Fazioli, il personaggio principale, Jean Salviati, riflette sul fatto che una delle cose che gli piace di più della Svizzera è l’acqua: dai ghiacciai ai laghi, l’acqua rasserena, tranquillizza, distende.

A questo pensavo qualche pomeriggio fa, seduto sulla mia solita panchina del lungolago di Caslano che ormai ha l’impronta del mio posteriore. L’aria, dopo il violentissimo temporale della notte, era pulitissima. Guardando verso Carabietta e Figino, i boschi avevano un’infinità di sfumature di verde e l’acqua del Ceresio era dolcemente accarezzata dalla brezza della sera.

Guardavo l’acqua pensando che, se la vita si fosse ridotta a quel momento, ripetuto per sempre, sarebbe stata una vita bellissima. In quel momento non esistevano problemi, non esistevano la politica né gli scazzi quotidiani: non esisteva altro che il lago, le sue onde, il suo profumo, i suoi cigni e i suoi germani reali. Perché non riscoprire più spesso le vere bellezze, il vero senso della nostra vita? Prendersi almeno mezz’ora al giorno, sedersi su una panchina, su un muretto, su dei sassi e guardare nel lago, perdersi nel lento moto delle onde, facendosi cullare. Certificare il fallimento della società frenetica nella quale, volenti o nolenti, siamo obbligati a vivere, mandare a ‘fanculo un po’ di gente, un po’ di problemi, un po’ di idioti e guardare il lago.

“La vista dell’acqua calmava l’animo di Salviati”, scrive Fazioli. Nulla di più vero.

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