Preludio, il gatto zen

20150710mordasini

di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniQuest’estate in un terrazzo di Maratea, nel Sud del mondo. Il mare color palinuro di fronte e le cicale a frinire pigramente tra gli aghi dei pecci. Noi sul terrazzo a fare colazione e un gatto color ruggine che occhieggia da sopra il forno a legna. Mia moglie lo soprannomina Preludio, senza sapere che Preludio, gatto orfano adottato dai clienti del B&B, è in realtà metafora di un’esperienza mistica.

Nel tempo immobile le formiche corrono incuranti sul cornicione bianco come il gesso. Rincorrono la loro scia di feromoni ignorando il sole mordace, le accompagna il silenzio immoto degli ulivi, la sedentarietà dell’edera, il muto occhieggiare della bougainvillea. Al centro di questa immobilità, lui: Preludio.

I gatti sono pigri, ma Preludio ha portato quest’attitudine al rango di disciplina monastica. La regola di Preludio è rivolta al minimo sforzo introspettivo per il massimo rendimento psicofisico: uno yoga dell’opportunismo.

Preludio è un inconsapevole guru. Osserva da sopra il forno, si lascia grattare dietro le orecchie perdendo con noncuranza ciuffi di pelo grandi come chaparral nel deserto del Nevada. Ma se esageri arriva la zampata, veloce all’inizio, poi rallentata come se il felino fosse illuminato dalla consapevolezza dell’inutile spreco calorico.

Seguendo tempistiche solo a lui note, Preludio scende dal forno, scivola sui coppi accanto e si adagia mollemente su pavimento di cotto. I suoi movimenti sono ipnotici, sornioni, bradipeschi. Si ferma e si guarda attorno con gli occhi socchiusi, sembra calcolare se valga la pena percorrere i due metri fino al tavolo dove, come seconda regola, dovrà mendicare qualche pezzo di tortino. Tutto questo si svolge nel tempo del battito cardiaco di una balenottera azzurra. Non un refolo di vento a muovere l’inerte tavola azzurra del Tirreno.

Preludio si avvicina al tavolo e si ferma sotto la sedia sollevando il capo: “Tortino”.

E tortino sia. Con pochi movimenti precisi, il tortino entra a far parte dell’eterno ciclo della vita. Quando Preludio scopre che non ramazzerà più nulla, gli si pone l’eterno dilemma giornaliero: lo yin e lo yang. In poche parole: torno sul forno o mi appoggio alla balaustra?

C’è anche da dire che Preludio è un gatto pingue, un Buddha animale, ingrassato a tortini e Nutella da compiacenti e inconsapevoli discepoli, e ciò rende i suoi movimenti mediamente difficoltosi.

Comunque, dopo qualche minuto, ha l’illuminazione: la balaustra è più vicina, non è in salita ed è all’ombra. Preludio con passo lento percorre quel metro che in realtà solo noi percepiamo come insignificante unità di misura. 100 centimetri per l’uomo sono un’esperienza extracorporea per il gatto.

Preludio arriva e si ferma, sembra riflettere: “Che faccio, mi accascio?” Detto, fatto: si accascia, rimanendo immobile, mentre le formiche continuano il loro inesplicabile, frenetico agire.

Preludio venera una sola divinità: Filomena. Forse perché Preludio in Filomena intravede una consanguineità mentale e religiosa, la stazza monumentale, l’economia dei movimenti, l’incedere lento e avaro di sprechi energetici. Filomena è zen, come lui. A volte si guardano con le pupille perse nel vuoto, volte a sondare misteri inesplicabili che solo loro sembrano poter svelare. Ma svelarli costa fatica e allora Preludio torna sul forno e Filomena in cucina: ognuno nella sua solitudine, ognuno che segue il proprio karma.

Io guardo Preludio e scorgo in lui qualcosa che non potrò mai vedere: l’insostituibile inutilità della vita.

Preludio non persegue nella vita l’eterna ricerca del suo significato. Preludio è il suo universo.

Preludio è.

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