Il calcio che ci piace

Di Jacopo Scarinci

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciÈ un periodo meraviglioso per chi, come me, sostiene fermamente che con il calcio e lo sport si possano nutrire e descrivere cultura, società, valori. È vero: a volte bisogna scavare per trovare della poesia, e magari, sconfortati, si finisce a leggere dell’Arsenal raccontato da Nick Hornby in “Febbre a 90”. In questi giorni, per fortuna, ci ha pensato la semplice cronaca a spiegare come il calcio sia un bellissimo ed efficace veicolo per temi importanti.

Sulla partita di calcio giocata da una rappresentativa di Gran consiglieri e alcuni richiedenti l’asilo si è già espresso in modo impeccabile Corrado Mordasini. Su quello che è successo lo scorso fine settimana in Germania, invece, andrebbero scritte pagine su pagine a presente e futura memoria.

Le curve del Bayern Monaco, dell’Amburgo, del Borussia Dortmund e di tante altre squadre di Bundesliga hanno esposto striscioni di solidarietà ai migranti, con tanti “Refugees Welcome!” in bella vista. Di più ha fatto il Mainz, che per la partita casalinga contro l’Hannover ha regalato 200 biglietti ad altrettanti migranti per fargli vedere il match, per regalargli due ore di gioia e iniziare da subito a integrarli nel tessuto della città.

Fu così che i tanto vituperati tifosi, spesso definiti feccia dell’umanità, hanno dato a tutti una lezione di stile, classe, accoglienza. Non mi può fregare di meno dei milioni spesi dal Manchester United o dalla Juventus, delle televisioni, degli interessi: io sto con la poesia, io sto con questi tifosi e queste curve.

Io sto col calcio.

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