La foglia di fico di Norman

Di

20150920tredici

di Tredici

“Datemi il casellario e frenerò le orde di frontalieri e dimoranti. E dimostrerò pure ai balivi bernesi che l’orgoglio ticinese è indomito e indomabile!”: se non proprio questi, devono essere stati assai simili i pensieri a turbinare nella testa di Norman Gobbi nelle scorse settimane.

Ringalluzzito dalla scoperta di ben due lavoratori sprovvisti di permesso in una capanna alpina e dall’esecuzione di un mandato di estradizione per un mafioso italiano, con le vesti di direttore del Dipartimento delle istituzioni non si è fatto alcun problema a rispondere picche alla richiesta di Mario Gattiker, segretario di Stato per la migrazione, di abolire la pretesa di ottenere l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti per il rilascio di permessi di dimora e di frontaliere. Non per nulla in pieno delirio di onnipotenza, Gobbi non ha provato alcun imbarazzo a dire a Gattiker che “quale direttore del Dipartimento delle Istituzioni, spetta al sottoscritto questa responsabilità”. Aggiungendo, con la sicumera di un aspirante leader rivoluzionario pronto al martirio: “Le comunico che non intendo farlo”. Infine, con un piglio da primo della classe, ha tentato di infliggere una stoccata al bieco balivo bernese: “Auspico vivamente che l’Autorità federale da lei rappresentata possa comprendere la posizione e le problematiche che il nostro Cantone deve affrontare quotidianamente nell’ambito dell’ordine e della sicurezza pubblica a tutela dei nostri concittadini e del nostro territorio”. E giù applausi all’indirizzo dell’eroico ministro leghista. Tanto che perfino “la Regione” ha lodato la sua presunta fermezza. Una fermezza solo di facciata, però.

Infatti in quegli stessi giorni Gobbi, ma con le vesti di presidente del Consiglio di Stato, ha accolto il ricorso di un cittadino straniero al quale un paio d’anni prima era stato negato il permesso di dimora, perché aveva “interessato ripetutamente le Autorità di polizia e giudiziarie all’estero”. Proprio ciò che si propone di fare il Gobbi leghista pretendendo l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti prima del rilascio di un permesso B o G: impedire a chi ha infranto la legge di ottenere un permesso di lavoro in Ticino. Eppure il Gobbi presidente del Governo accoglie il ricorso e concede il permesso a quel bricconcello, contraddicendo in pieno le sue stesse dichiarazioni in veste di direttore del Dipartimento delle Istituzioni. Un voltafaccia quasi incredibile, anche perché il ricorrente era stato condannato in primo grado a una pena di oltre tre anni. Tuttavia, grazie agli aggiustamenti sui termini di prescrizione voluti da Berlusconi, la Corte d’appello ha deciso di non procedere nei suoi confronti, proprio perché nel frattempo tutti i reati sono andati in prescrizione. Perciò il suo estratto del casellario è tornato assolutamente immacolato e il presidente del Consiglio di Stato non può negargli il permesso.

Il danno oltre la beffa, insomma. Perché la decisione sembra dimostrare come la richiesta di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso di dimora sia soltanto una foglia di fico con la quale Gobbi intende far credere ai razzistelli leghisti di aver individuato il modo per limitare il numero dei lavoratori stranieri. Invece così non è, come annota lui stesso nella decisione: “La sola esistenza di condanne penali non può automaticamente legittimare l’adozione di provvedimenti che limitano la libertà di circolazione”.

Al che uno si chiede: ma fra “le problematiche che il nostro Cantone deve affrontare quotidianamente nell’ambito dell’ordine e della sicurezza pubblica a tutela dei nostri concittadini e del nostro territorio” non è che ci siano anche le troppe vesti che indossa e cambia il direttore del Dipartimento delle Istituzioni?

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