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Ul düü da copp

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di Corrado Mordasini

faccinaGASmordasiniAll’attacco dei padroncini, parte starnazzando, sull’onda del grande Leader Quadri, il vetusto Angelo Paparelli che sbraita: “Nümm a Berna a cüntum cuma ul düü da copp !”. Secondo Paparelli, nessuno si caga il povero Ticino, e le ficcanti misure proposte dalla Lega non trovano istanza a Berna.

Lasciamo perdere mozioni, istanze, proposte e berciamenti vari. Paparelli dovrebbe domandarsi come mai la deputazione a Berna non conta un cazzo. Forse potrebbero dirglielo Quadri e Pantani o Pierre Rusconi, ritenuti tra i politici meno influenti in Parlamento. Poi girala e spirlala come ti pare, ma il risultato è che quando vai a reclamare sei l’equivalente di un gattino che miagola per prendere i l latte.

E poi piantatela con sta bambanata del dialetto! Ma pensate che Stefano Franscini e Giuseppe Motta facevano le interpellanze in dialetto? Siam mica qui a giocare alla Lega Nord, viva il Piave e tutte quelle balle lì. Come se il dialetto, parlato correntemente da migliaia di persone che hanno la decenza di usare l’italiano nelle istituzioni pubbliche, fosse una specie di viatico per il Paradiso, una specie di marchio ariano di superiorità: io parlo dialetto e allora valgo più di te, io sto col popolo davvero.

Per farvi capire, ecco lo stralcio di un’altra letterina sul mattinonline, col solito cicciopuffo Nicholas Marioli che critica Carlo Lepori :

“Nei giorni scorsi il presidente del PS Carlo Lepori mi ha invitato pubblicamente a rinunciare a parlare il dialetto ticinese. Mi dispiace per lei, signor Lepori, ma io non rinuncerò mai al dialetto dei miei nonni. Farò anche qualche errore, forse perché ormai è sempre più difficile impararlo bene, ma non ho proprio intenzione di smettere di parlare una lingua che mi lega alla terra che amo e alle sue tradizioni.

Piuttosto, dovrebbe cominciare a parlarlo anche lei: potrebbe essere un modo, quantomeno un primo passo, per riscoprire valori che lei e il suo partito sembra abbiate dimenticato. A partire dalla democrazia diretta: a questo proposito, non era proprio lei a dire in televisione che era necessario rivotare sul 9 febbraio?

Ripeto: magari sbaglio con il dialetto, ma perlomeno non sono mai stato dalla parte di chi sostiene la svendita del Ticino e della Svizzera. Quello è un errore ben più grave.”

Per fortuna Marioli continua a imperversare facendo più male alla Lega di un parassita intestinale. Il ragazzotto che imbarazzava anche il Nano, che non gli pubblicava nemmeno gli articoli su “il Mattino”, omette di dire dove Lepori gli abbia detto ciò e quando, ma il punto è un altro. Perché Marioli la lettera a “il Mattino” non la scrive in dialetto? Perché tutti gli articoli e i pezzulli del foglio leghista non sono scritti nella lingua insubre?

Mi gha n’ho pien i ball da sti barlafüüs, a finisi in dialett perché a voraresi mia ch’i pensa che som un teron o pecc amò, magari un padroncino. E, per copiaa vüun di ticines che preferisi, “Crispas, sa vedum!”.

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