5 domande sull’immigrazione

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di Marco Cagnotti

faccinaGAScagnottiL’orda dei barbari: così appare il flusso migratorio agli occhi dell’Europeo aggrappato al proprio benessere come una patella su uno scoglio. Quell’Europeo schizofrenico, strattonato fra opposte emozioni: da un lato la pietà umana per il cadavere del bambino sulla spiaggia e dall’altro la paura di fronte ai barconi carichi di potenziali terroristi o perfino di portatori di malattie micidiali (come la scabbia, ah ah). Così, fra un borbottìo gastrointestinale e un barlume di pensiero intelligente, la grande assente rimane sempre lei: la razionalità. Che invece dovrebbe giustificare ogni reazione. Ora, per un approccio razionale al problema dei profughi (perché è un problema, per noi e per loro, e questo nessuno lo nega), ci vogliono anzitutto le cifre. Vediamole rispondendo a 5 domande.

1. Quanti sono?

59,5 milioni alla fine del 2013: questo ci dice l’Alto commissariato dell’ONU per i profughi (UNHCR). Ma attenzione: in tutto il mondo, dal Sudamerica al Ciad, dalla Papuasia alla Lapponia. A noi interessano quelli del Mediterraneo: fra il 2008 e oggi, 875 mila migranti. Sono tanti? Sono pochi? Sono lo 0,17% della popolazione dell’Unione europea, pari a più di 500 milioni di persone. Cioè un numero ridicolo.

2. Quanto ci costano?

Poco. Anzi nulla. Anzi ci guadagniamo perfino. Lo dice uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Infatti gli immigrati sono in età lavorativa e sono sani. Quindi costano poco allo Stato sociale in termini di pensioni e di sanità. Però pagano le tasse e i contributi, come tutti. Risultato: un guadagno netto. E quale Paese è in testa, con più di 14 milioni di euro in media fra il 2007 e il 2009? La Svizzera. Ops!

3. Ci fregano il lavoro?

Niente affatto. Tanto per cominciare, i migranti si dirigono verso i Paesi dove si sta meglio perché c’è più occupazione. Ovvio. Poi, anche lì, sono numerosi i lavori poco attrattivi per gli Europei. E quelli sono proprio i lavori di cui finiscono per occuparsi gli immigrati. Uno studio dello European University Institute mostra come l’immigrazione e la disoccupazione vadano in controtendenza: dove cresce una aumenta l’altra e viceversa.

4. Ce li becchiamo tutti noi Europei?

No. Per capirlo, basta consultare un rapporto dell’UNHCR. Il Libano, per dire, sta messo malissimo: 1,2 milioni di profughi, cioè un quarto della popolazione del Paese, cioè 232 rifugiati ogni 1’000 abitanti. E scusa se è poco. Lì davvero c’è un’emergenza. Poi c’è la Giordania: 87 rifugiati su 1’000 abitanti. Nel continente europeo la Svezia fa il massimo: 15. Tutti gli altri sotto. Allora vediamo di non drammatizzare.

5. Ma a cosa ci servono?

Lasciamo perdere tutti gli argomenti umanitari. Facciamone una questione di egoismo puro. Ebbene, anche così dobbiamo concludere che l’immigrazione conviene pure a noi, non solo a loro. Perché qualcuno dovrà pagare le nostre pensioni, quando verrà il momento. Da una ricerca sempre dello European University Institute emerge come, senza migranti, il calo demografico del nostro continente non sarebbe sostenibile per la previdenza: troppi pensionati, troppo pochi lavoratori. Oggi c’è 1 pensionato ogni 4 lavoratori, fra 40 anni sarà 1 ogni 2. In sostanza, se sei ostile all’immigrazione, c’è una domanda alla quale non puoi sfuggire, per quanto ottuso tu possa essere: ma a te chi accidenti la pagherà la pensione?

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