La memoria corta di Eranio

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di Jacopo Scarinci

faccinaGASscarinciStefano Eranio l’ha fatta fuori dal vaso. Commentando alla RSI una vaccata difensiva del romanista Antonio Rüdiger, ha detto che è normale succeda poiché i giocatori di colore saranno sì tecnici, ma che, appunto perché di colore, a livello di concentrazione lasciano a desiderare.

Dell’affermazione palesemente razzista si è già occupata la RSI stessa, facendo coriandoli del suo contratto e indicandogli l’uscita. Ci vuole qualcuno, però, che faccia capire ai lettori la vastità siderale della scemenza detta da Eranio dal punto di vista meramente sportivo. Partiamo da Rüdiger stesso, che è nato a Berlino da padre tedesco autoctono e madre della Sierra Leone. Ha frequentato le scuole nel quartiere Neukölln e ha fatto le giovanili in squadre di Berlino, Dortmund, Stoccarda. Nella nazionale tedesca, perché tedesco sin dalla nascita, è arrivato alla selezione maggiore dopo essere stato protagonista dall’Under 18 all’Under 21, sempre lì, in mezzo alla difesa. Quindi “di colore” un cazzo: questo è tedesco come la Merkel.

Passiamo a Eranio stesso, perché evidentemente ha la memoria corta. Quando nell’estate del 1992 fece il grande salto, passando dal Genoa al Milan, in spogliatoio si trovò due tipi non proprio pallidi che rispondevano al nome di Ruud Gullit e Frank Rijkaard: qualcuno che sappia cosa sia un pallone da calcio e che nutre dubbi sulla loro concentrazione, sulla loro presenza e sulla loro intelligenza calcistica? Silenzio? Bene, a posto così.

L’estate dopo, anno 1993, con Eranio presente, arrivò il francese Marcel Desailly: una roccia. Un difensore vecchio stampo, che non faceva tanta differenza tra palla e caviglia, ma non cattivo. Un senso della posizione invidiabile, si divideva tra centrale di difesa e regia, piedi ottimi, colpo di testa impeccabile. Ha vinto tutto col Milan, di più in nazionale essendo titolare sia nel Mondiale casalingo vinto nel 1998 sia negli Europei di due anni dopo.

L’apoteosi però la raggiungiamo nell’estate del 1995 quando, con Eranio presente, il Milan strappa a peso d’oro dal Paris Saint-Germain il liberiano George Weah: la potenza fatta uomo, l’intelligenza fatta attaccante. Appesi gli scarpini al chiodo, dopo aver segnato 215 gol in 17 anni di carriera, è sceso in politica, lottando per il suo Paese e addirittura candidandosi alle elezioni, perse – si dice – per colpa di brogli.

Oltre al latente razzismo della frase di Eranio, quindi, colpisce anche l’improvvisa amnesia che ha colto l’ex centrocampista genovese, che di colpo gli ha fatto dimenticare grazie a chi, in cinque anni da quasi panchinaro, ha alzato al cielo tre Scudetti, tre Supercoppe italiane, una Champions League e una Supercoppa UEFA. Almeno della gratitudine…

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Commenti da Facebook

  • Victor

    Alla fine Eranio ha provato ad arrampicarsi sugli specchi dicendo che si riferiva alla “scuola africana” che privilegerebbe la fisicità a scapito della tattica… Concediamogli pure che fosse questo il suo intendimento, si salverebbe per Gullit, Rijkaard e Desailly, che sono europei, ma avrebbe comunque toppato alla grande sull’africanissimo Weah!

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