Lo sport, quello vero

Di Carol Bernasconi

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di Carol Bernasconi

faccinaGASbernasconi15 uomini. Come canta la canzone dei pirati. Loro però non sono sulla cassa del morto.

15 uomini grossi come armadi a sei ante, con muscoli spaventosi, sguardo duro e fiero e grinta da vendere. Li puoi trovare sul campo da gioco. Scopo del gioco: fare meta con il pallone ovale e, aggiungo io, riuscire a finire la partita tutti interi.

Sto parlando del rugby.

In queste settimane in Inghilterra si sta giocando la Coppa del Mondo di rugby. Nessun giornale ha dato molto spazio a questo evento. Per trovare il canale in televisione che trasmetteva le partite ho dovuto cercare a lungo. Nessun programma di sport nostrano ha nemmeno lontanamente accennato alle partite. Siamo stati tutti presi dal derby degli allenatori con la panchina traballante, dagli spintoni e dalle testate di due motociclisti, dalle partite di calcio, dallo sci e dalla Formula 1. Seguo anch’io questi sport, ma molto spesso sono accompagnati da mille polemiche. Ma il rugby…

Il rugby, quando cominci a seguirlo lo ami. Non puoi farne a meno. Perché quello è il vero ambiente sportivo, quello sano, quello giusto, quello che ti fa seguire ogni secondo della partita, ti fa gioire per i vincitori ed essere triste per i perdenti.

Nel rugby esiste una parola sopra tutte le altre: rispetto.

Rispetto per i tuoi compagni e la tua squadra, per i tuoi avversari, per l’arbitro, per i tifosi. Ho visto giocatori finire la partita con il naso rotto e sanguinante sotto la pioggia scrosciante senza battere ciglio. Senza prendersela con chi il naso glielo aveva rotto e senza rotolarsi per terra. Ho visto giocatori uscire dieci minuti dal campo per decisione arbitrale senza battere ciglio, annuendo e rispettando ogni parola e senza prendere a bastonate la panchina dei penalizzati.

A fine partita chi vince consola chi perde, chi perde esce dal campo a testa alta sempre, perché ha lottato fino all’ultimo secondo.

Le tifoserie sono sempre mescolate tra loro, la birra scorre a fiumi, ci sono famiglie con bambini, nessuno osa insultare gli altri e tutto è vissuto come un momento di festa.

La metà dei giocatori non è nemmeno composta da professionisti: lo fanno per passione. Il giocatore più pagato è il capitano degli All Blacks, Richie McCaw: i suoi guadagni non arrivano a un milione di dollari l’anno. Direi briciole, rispetto agli stipendi dei calciatori o di altri sportivi. Ma quando lo vedo alla testa della Haka, pronto a guidare i suoi uomini alla vittoria, o quando si chiude la ferita alla fronte con un giro di scotch per finire la partita che li ha portati in finale, mi dico che quell’uomo giocherebbe anche gratis. Perché in campo ci porta la passione vera, l’amore per uno sport che ti fa a pezzi, la grinta e la determinazione per arrivare fino alla fine. E io lo trovo bello come il sole. Li trovo tutti belli.

Questo è lo sport che mi piace, lo sport che unisce e non divide, lo sport che dovrebbe piacere a tutti. Se esiste nel rugby, si può portare ovunque.

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