Personaggi di Facebook: il razzista

Di Redazione

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di Danilo Zanelli

Bastano circa 30 secondi su Facebook per comprendere una spiacevole verità: il social network può diventare un megafono della crudeltà umana. Molte persone senza pietà e affette da frustrazioni, riparate da un’identità virtuale che annichilisce il pudore, trovano in Facebook una valvola di sfogo per le pulsioni più basse. Per esempio il razzismo, a volte debolmente mascherato dietro il famigerato “Io non sono razzista, ma…”. Però non tutti i razzisti sono uguali. Vediamo i tipi più frequenti.

L’ignorante

Sintassi e grammatica non sono certo le sue priorità. Scrive tutto in maiuscolo e separa le frasi con punti esclamativi, che secondo lui danno maggior risalto alle sue invettive sconnesse. Esprime concetti come “AL ROGO!!”, “MANDIAMOLI A CASA!”, “IMPICCHIAMOLI!!!”, “STANNO DISTRUGGENDO LA NOSTRA CULTURA!!!!!!”. Avete capito bene: si erge a difensore di cultura e tradizioni benché l’ultimo libro letto, controvoglia e solo in parte, sia l’abbecedario. Ma non è tutto: pretende che gli immigrati imparino la sua lingua. Quella lingua che spesso gli immigrati conoscono meglio di lui.

Lo sciacallo

Compare quando affonda un barcone, quando muoiono dei palestinesi, quando esplode una bomba in un Paese islamico. E ha il coraggio di esultare di fronte a una tragedia. Non batte ciglio mentre legge il numero delle vittime, anzi è capace di ostentare insoddisfazione per la presenza di sopravvissuti. Quando invece le vittime sono occidentali, per esempio in seguito a un attentato di matrice islamica, lo sciacallo si veste da guerrafondaio e invoca ritorsioni sotto forma di invasioni, caccia, bombe e missili intelligenti. Anni fa diceva le stesse cose al bar, con comizi improvvisati che suscitavano ilarità. Su Facebook, per un meccanismo perverso, ottiene persino dei Like. Il concetto di “pietà” per lui è troppo difficile. Forse perché non l’ha mai avuta.

Il finto razionalista

È più acculturato degli altri. Proprio per questo è tutt’altro che innocuo. Scrive cazzate populiste in bella calligrafia. Cerca di ridicolizzare le ragioni altrui definendo sistematicamente “buonisti”, “ipocriti” e “sognatori” i fautori dell’integrazione e del multiculturalismo. Il suo vocabolario è ricco ma non contempla la parola “accoglienza”. Si considera il rappresentante del realismo, della ragione che si oppone a quelle che dipinge come farneticazioni di utopisti fuori dal mondo. Ma la vera utopia è pretendere da lui un po’ di umanità.

L’amante delle bufale

Condivide senza sosta notizie false e statistiche totalmente campate in aria, prelevate da siti che si autodefiniscono “di controinformazione”, oppure presenta in modo scorretto notizie vere. Per fortuna i frequentatori di Facebook sono in larga parte dotati di spirito critico e non ci cascano. Scherzo: ci cascano in tanti, invece. Le sue bufale preferite riguardano stupri, omicidi e altri crimini compiuti sempre e solo da stranieri. Le notizie sono presentate con titoli come questo: “È una vergogna, guardate cosa ha fatto questo immigrato pagato con i nostri soldi”. A volte usa una sottile tecnica di disinformazione: condivide a più riprese una notizia vera del passato come se fosse recentissima per ottenere l’effetto di un incessante stato d’assedio. Le statistiche gonfiate generano pessimismo sulla possibilità di uscire di casa senza subire agguati orditi da stranieri. Ogni volta che viene diffusa una bufala, tutte le categorie di razzisti intervengono per commentare: l’ignorante dissemina maiuscole a getto continuo, lo sciacallo chiede ai governanti di spazzare via interi continenti, il finto razionalista edifica castelli dottrinali per dimostrare l’impossibilità dell’integrazione. E il mondo, filtrato da Facebook, continua a sembrare un posto inospitale.

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