Una strada? No, meglio una diga

Di Redazione

20151021legalagoest

della Lega Lago Est

Il Consigliere di Stato Claudio Zali ha presentato l’ultimo (per lui) progetto di collegamento tra Bellinzona e Locarno. Per la modica spesa di 3 miliardi di franchi (si scrive così: CHF 3’000’000’000.-) si costruirà un po’ di gallerie di qui, un po’ di gallerie di là, un po’ di svincoli di su e un po’ di svincoli di giù, per la gioia di una congrega di impresari costruttori che impiegheranno frontalieri a fuoco di batteria.

È evidente a tutti che il collegamento in questione è una scemenza pura e semplice: a chi mai può interessare di andare in macchina da Bellinzona, sede di una manica di fuchi nullafacenti, a Locarno, nota per essere rimasta del tutto sconosciuta a Leonardo da Vinci e per l’elitario e pruriginoso festival della boiata per intellettualoidi con la fregola della cultura? A nessuno, chiaramente, e la Lega Lago Est lo ha dimostrato nell’opera “Basta Bellinzona – Basta Locarno” (Rico Giugni et al., Fruttenzo Cubò Ed., Cerentino, 2013).

Nella medesima opera si sostiene invece la costruzione della Diga di Piazzogna: una diga di imponenti dimensioni che chiude il Piano di Magadino (PdM) da Piazzogna (365 m s.l.m.) alla già esistente diga di Corippo, che creerebbe un nuovo lago artificiale che giunge fino a oltre Bodio (321 m s.l.m.). Tale costruzione avrebbe innumerevoli, benefiche ricadute sull’economia ticinese.

In primis si attiverebbero le migliori menti per la sua progettazione, richiamando in Ticino il fior fiore dell’ingegneria mondiale e, in particolare, il mio cugino Filippo Piemontesi che da anni langue a Berna.

In secundis si risolverebbero definitivamente i problemi legati a quella ciofeca di un Parco del Piano, all’aeroporto di Magadino, al freddo gelido che attanaglia per mesi e mesi all’anno i Comuni nei dintorni di Cadenazzo, all’esistenza stessa di Bellinzona e delle sue Officine (che da troppo tempo stanno rompendo i testicoli) e ad altro ancora che chiunque abbia un minimo di testa sulle spalle conosce a menadito.

In tertiis si rilancerebbe il settore delle costruzioni civili, con la costruzione di nuovi insediamenti sulle falde delle montagne che affiancano il PdM: da qualche parte gli abitanti dei paesi e paesotti sommersi bisognerà pur collocarli.

Last but not least si creerebbe la possibilità di generare energia pulita sfruttando le acque del nuovo bacino.

Qualcuno, affetto da miopia economico-politico-turistica, potrebbe trovare delle obiezioni.

E l’AlpTransit? Nessun problema: parte è già in galleria. Basta costruirne di nuove e renderle stagne.

E i castelli della Turrita? Ma quale migliore attrattiva di due castelli sommersi? Basta avvolgerli in una bolla traslucida, pomparvi dentro aria e organizzare uno shuttle superficie-castelli sul tipo del Nautilus dell’Expo 64 di Losanna.

Come fa un luganese, o chiunque abiti in zona emersa, a recarsi a Locarno? Prima di tutto occorre quantificare il numero di disperati desiderosi di recarsi colà (e qui uno studio dell’IRE sarebbe più che opportuno, potendosi prevedere che non caverà un ragno dal buco, anche perché, come sottolinea l’USI in un suo comunicato, “Un effetto statisticamente significativo non esclude tuttavia la presenza di casi puntuali di manie inconfessabili”). Ma, pur supponendo un numero sufficiente di maniaci, basterebbe un servizio di navigazione sul bacino per convogliarli fino alla diga e un ascensore che dal coronamento scenda fino a Tenero.

E il collegamento con il resto della Svizzera? Ma la Svizzera e i suoi balivi vadano a Baggio a suonare l’organo. Il motto “Il Ticino ai ticinesi” deve sostituire nel 2015 l’obsoleto “Liberi e svizzeri” risalente a un ormai superato 1798.

Ma, si sa, le proposte della Lega lago Est vengono puntualmente ignorate, quando non ridicolizzate, dall’establishment politico che, colpevolmente, ci siamo dati. Poru Tesìn!

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