Fra Martino samurai

Di

20151111mordasinidi Corrado Mordasini

Ieri a Lugano è stata premiata l’eccellenza nell’essere umano. Ieri a Lugano abbiamo ricordato un samurai e abbiamo premiato, come scritto da Hiroyuki Teshin Hamada, maestro di arti marziali:

“Chiunque dedica la sua vita alla giusta causa, senza aspettarsi riconoscimenti per il suo lavoro, e non lo fa per ottenere gloria, fama o ricchezza e impegna tutte le sue energie al servizio della comunità, tutte queste persone che pensano oltre e al di là della propria vita, tutte queste persone, sono già dei samurai.”

Questa è l’etica del Samurai, di colui che serve. Che c’entra?

Ieri è stato premiato Fra Martino Dotta, ricevendo il premio intitolato a Giovanni Cansani. Sia Cansani sia Dotta sono due persone anomale: hanno dedicato la vita a cercare di migliorare la loro città, e anche il Ticino. Cansani non c’è più, Dotta si batte ogni giorno nel solco di quel pensiero che unisce, stranamente, la Sinistra con quelle forze pulite della chiesa. Due energie che la storia conosce antagoniste diventano, nel perorare le proprie idee, sorelle. Lugano, in mezzo ai Gran premi e al casinò, in mezzo alle beghe politiche e ai rancori partitici, ha due cittadini d’eccezione. Due persone che, sopra ogni ombra di dubbio, hanno sempre messo sé stessi al servizio della comunità.

Cansani non aveva una katana, ma la sua lingua tagliente e il suo cuore grande. Fra Martino non ha arco e frecce, ma l’acume e l’ostinazione di non dimenticare i più piccoli e diseredati. In un comune disposto a spendere milioni per un Gran premio di Formula E, non si riesce a trovare un centesimo per i senzatetto, di cui deve occuparsi, privatamente Fra Martino.

Il premio Cansani, assume allora un doppio significato. Uno è quello di gratificare chi si occupa della propria comunità, il secondo è di ricordare che ci sono anche persone che non antepongono sé stesse alla collettività, e vedono quest’ultima come una famiglia.

Ieri a Lugano c’erano due samurai, uno tra le nuvole e l’altro sull’amara terra. Il Socialista e il cattolico, il bianco e il nero, lo ying e lo yang, i due opposti che non possono vivere uno senza l’altro. Entrambi compresi e fusi nella loro battaglia. Entrambi fedeli al bushido dell’altruismo.

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