Gobbi il balivo

Di

gobbi e maronidi Bruno Samaden

Stanno provando, soprattutto dalle parti di Muzzano, a vendere la retromarcia di Gobbi sul certificato dei carichi pendenti recenti come un commovente atto di fiducia verso l’Italia, facendo un minestrone pazzesco con Accordo sui frontalieri, accesso al mercato italiano, rapporti con l’Italia e altra roba che devia solo il discorso, annacquandolo. Stanno provando, si diceva. Perché non è così.

La figura di palta fatta da Gobbi resta, nonostante chi lo strombazza in Consiglio federale da settimane provi a negarlo – anzi, nemmeno, a tacerlo. La figura di palta resta perché sono chiari e lampanti i motivi che hanno portato il Consiglio di Stato a tornare sui suoi passi: l’hanno “caldamente” auspicato a Berna e l’altro leghista, quello italiano, Roberto Maroni, è incazzato nero da mesi. Ambizioni personali da un lato, buon vicinato con l’amico leghista dall’altro ed ecco servito il tutto: non sorprende più di tanto il comportamento di un Gobbi sempre più balivo, se guardiamo a quanto sta succedendo in questi giorni.

Christoph Blocher afferma che sull’immigrazione si dovrà rivotare, e per giunta su un testo molto, ma molto più morbido di quello approvato il 9 febbraio 2014. Gobbi – solo da noi interpellato sul tema – che ha fatto? Zitto, mosca. Il popolo sovrano? Boh. Il rispetto del voto? Mah.

Il Consiglio di Stato fa marcia indietro sul certificato dei carichi pendenti recenti, ideona dello stesso Direttore delle Istituzioni. Gobbi che fa? Zitto, mosca. Conferenze stampa indignate? Boh, nulla. Proclami contro i frontalieri in pieno stile leghista? Mah, nessuno.

Per carità, sarà pur vero che chi nasce incendiario muore pompiere. Eppure la trasformazione di “Supernorman” in “Gobbi il balivo” suscita una fantastica risata. Amara finché si vuole, ma pur sempre una risata.

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