Salvate il soldato Bolt

Di Redazione

20151124zanolaridi Libano Zanolari

Salvare il soldato Bolt? Il caso è ben diverso rispetto a quello, vero, dell’ultimo dei quattro fratelli Ryan, James Francis, che doveva ritornare a casa su due piedi e non in una bara come i primi tre, caduti sul fronte delle Ardenne nel 1944. Così fu, al prezzo di altre vite sacrificate per salvarlo. Salvare un solo uomo aveva una valenza umanitaria e simbolica, non toccava la forza di un esercito. Nel caso della guerra in corso fra le guardie (sovente corrotte) e i ladri (sovente impuniti) del doping, i dati si presentano a rovescio: salvare l’ultimo dei Mohicani, il mito Usain Bolt (lampo, nomen omen) per non perdere una guerra, dopo aver già perso troppi eroi e troppi soldati per diserzione?

Ora, caro lettore, mettiti nei panni del responsabile del laboratorio di Kingston, Giamaica: la provetta A-666 non corrisponde al sangue del Maligno ma a quello di Usain Bolt, “the fastest human being”, l’umano più veloce del mondo, erede d’un mito nato nel 776 a.C. a Olimpia. Il vincitore dello “stadion”, lo sprint di allora, diede per 40 anni il nome ai Giochi, definiti, per esempio, “i Giochi di Akanthos, spartano, o di Corebos di Elide sul fiume Alfeo” esattamente come noi a 2804 anni di distanza definimmo Pechino 2008 i “Giochi di Bolt”.

Dunque, opzione A: fai come i controllori russi, smascherati dal collega della tv tedesca ARD Hajo Seppel con l’appoggio di fonti interne: telefoni a Bolt, ti fai dare il foglio in doppio che testimonia come il numero A-666 corrisponda al tuo nome (non a quello del Maligno) e lo sostituisci con un innocuo B-777 di uno dei rari atleti puliti.

Opzione B: prendi un a provetta con il sangue di un parente di Bolt che non fa sport, a patto che non sia cocainomane o, come già accaduto, non sia di una cugina incinta. Bolt in attesa di un bebé farebbe crollare il sistema.

Opzione C: lo denunci alla Wada. E poi? L’atletica squalifica Bolt e dà la mazzata finale al movimento-chiesa dei suoi fedeli? Un Sommo Pontefice che denuncia per pedofilia il suo Vicario, custode dell’ortodossia? Qualcuno dirà: nel Regno di Papa Francesco certo che sì, già non siamo troppo lontani dall’indicibile.

Qualcosa del genere, con implicazioni più basse, di vil moneta più che di fede, è accaduto con la banca UBS e altre: too big to fail, troppo grandi per fallire, le macerie farebbero troppi danni. A complicare la tua scelta ricordo per esperienza personale cosa accadde nel 1972 a Monaco di Baviera. Brundage e Genschler ci mandarono a letto a mezzanotte con una falsa notizia: i feddayin neutralizzati all’aeroporto di Fürstenfeldbruck e gli ostaggi israeliani liberi, con due o tre morti. Alle 5:30, la verità: il rifiuto di Golda Meir di trattare, l’attacco, tutti morti, ben 17. Poche ore guadagnate che impedirono ai mass media di uscire l’indomani con la verità. Una menzogna che, forse, salvò i Giochi.

Il giorno dopo, una cerimonia catartica allo Stadio Olimpico tentò di purificare il recinto sacro insanguinato, presente l’unica sopravvissuta, Esther Roth-Shahamorov, che mancata d’un soffio la finale dei 100 metri, aveva già lasciato la palazzina di via Connolly 31.

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