Lega-Democrazia diretta 1-0

20151202samadendi Bruno Samaden

È veramente difficile non concordare con Raoul Ghisletta quando, sul suo profilo Facebook, commenta aspramente la decisione del Consiglio di Stato di accogliere il ricorso del leghista Paolo Sanvido contro la risoluzione del Municipio di Lugano che aveva dichiarato ricevibile il referendum contro il credito monstre per la realizzazione di PAL2.

“Una decisione antidemocratica e di regime”, scrive il presidente del PS luganese annunciando il ricorso al Tribunale federale. E ha ragione, perché ormai la democrazia diretta va a corrente alternata: quando una cosa va bene ai leghisti si parla del “Sovrano”, delle votazioni, del popolo e chi più ne ha più ne metta. Ma quando alla Lega qualcosa non va bene, chissenefrega. Chissenefrega di 3’300 firme raccolte, chissenefrega della decisione del Municipio di Lugano, chissenefrega del diritto dei cittadini del luganese a esprimersi riguardo un’opera viaria definita “appena sufficiente” dalla Confederazione e che porterà a un dispendio di denaro clamoroso con l’unico risultato – senza essere facili profeti, ma guardando in faccia la realtà – di non cambiare assolutamente niente.

Paolo Sanvido, autore del ricorso, dovrebbe iniziare a spiegare quale sia la sua concezione di democrazia diretta. E, a ruota, dovrebbero farlo anche i suoi dirigenti in via Monte Boglia, Attilio Bignasca in primis. È veramente grottesco come chi si riempie la bocca di democrazia diretta e di sovranità popolare poi inoltri un ricorso contro un referendum e, in Consiglio di Stato, lo accolga.

Ma tant’è, il leghismo è anche e soprattutto questo: benvenuto a chi l’ha capito solo ora.

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Commenti da Facebook

  • Alessandro

    E non e’ la prima volta, infatti non vanno dimenticate le oltre 10’000 firme raccolte contro l’inceneritore di Giubiasco, anche quelle “incenerite” dalla Lega. Ah, ma anche il PS e il Tribunale federale a quel tempo non le consideravano valide, solo per rimangiarsi tutto pochi mesi dopo sull’iniziativa contro piazza Indipendenza a Chiasso. Opera tra l’altro ultimata e che ha dovuto essere smantellata, quando la motivazione del TF era che non si potevano fare iniziative contro decisioni gia’ prese (decisione che tra l’altro, nel caso dell’incneritore, non permetteva un referendum….).

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