Caverzasio, BancaStato e le tasse non pagate

Di

di Corrado Mordasini

La Banca dello Stato del Cantone Ticino non è proprio un istituto irreprensibile. Non per le persone che ci lavorano, ma in quanto serbatoio di seggiole e giochi di potere che spesso fanno decadere agli occhi dei cittadini questa istituzione.

Le zone d’ombra da dissipare sono molte. L’ultima potrebbe essere l’assunzione in BancaStato di Daniele Caverzasio, capogruppo della Lega dei Ticinesi, che va così va a fare compagnia all’amico di merende Michele Guerra. Il capogruppo leghista, emulando il suo Consigliere nazionale Quadri, colleziona così mandati pagati con i soldi pubblici. Ricordiamo, infatti, che oltre al soldo di Granconsigliere, che viaggia sui 15 mila franchi, prende quello come membro dell’Ente Ospedaliero Cantonale: e qui siamo vicino ai 20’000. Oggi, come dipendente di BancaStato, si fa un bel tris di mandati pubblici e parapubblici. Hanno ragione Caverzasio e i suoi tirapiedi a dire che lo Stato non deve mettere le mani nelle tasche dei ticinesi, ci pensano già loro.

Caverzasio, casualmente, siede proprio nella Commissione della Gestione, quella che più di tutte si occupa di vigilare sull’uso dei soldi pubblici. Sapete che quest’anno, fatto straordinario, tutta la Commissione è risultata essere favorevole ai conti di BancaStato? E che la trattanda che sarà sottoposta il 25 gennaio al Parlamento non prevede, a causa di ciò, nemmeno un dibattito? Roba da non credere. Comunque fin qui niente di grave, in fondo. Che la Lega abbia fatto della cadregopoli il suo giusto obiettivo politico va anche bene. Va meno bene che Caverzasio sia stato salvato in extremis da BancaStato nonostante avesse imbarazzanti arretrati con le imposte. Eh già, avete capito bene: sappiamo per certo che negli anni passati Caverzasio aveva accumulato un pesante scoperto con l’ufficio delle imposte, e parliamo di diverse decine di migliaia di franchi. Mentre noi, con le nostre tasse, dobbiamo pagarci quelli come lui.

Ma stavamo dicendo? Ah sì. A fine anno, miracolosamente, Caverzasio riesce (ah, i prodigi del piccolo risparmio) a pagare tutto lo scoperto in un colpo. Se fossimo maligni potremmo domandarci chi glieli ha dati tutti quei soldi, o se l’assunzione in BancaStato c’entri qualcosa. Ma perché dovremmo pensare male? Non è comunque la prima volta che BancaStato si muove a pietà nei confronti dei leghisti, che così restano buoni buoni e scodinzolanti per tanta gratitudine. Nel 2002, grazie a un’interrogazione parlamentare, si scoprì ad esempio che i fratelli Bignasca hanno ricevuto da BdS un credito di decine di milioni di franchi senza fornire alcuna garanzia. BancaStato aveva di fatto rilevato da UBS la situazione debitoria dei Bignasca, un’operazione finanziaria apparentemente suicida. Di colpo gli attacchi del “Mattino” a BdS, guarda un po’, scomparvero come neve al sole. Gente di cuore i fratelli Bignasca. Tutti debiti e riconoscenza.

Altro caso che fece scalpore in questo beneamato Cantone: nel 2006, dopo la condanna alle Criminali di Tuto Rossi per aver “bruciato” 22 milioni dei ticinesi in qualità di amministratore di BancaStato, lo stesso istituto di credito si accontentò di un misero paio di milioni di risarcimento. Dapprima profugo sulle sponde (para)leghiste, Tuto Rossi milita oggi con gli amici UDC.

Guarda te uno come riesce a far carriera… Insomma, il solito inciucio in salsa ticinese, quella salsa indigesta che troppe volte ci tocca mettere, senza fiatare, sugli spaghetti. Quella salsa che gli stessi leghisti avevano promesso di togliere dalle mense. Invece è, davvero, sempre tutta zuppa e pan bagnato.

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