Il weekend di calcio internazionale tra l’esordio di Zidane a Madrid, la poesia dell’FA Cup, l’orrendo Kondogbia, il ritiro di Sodinha e altro ancora

Di Jacopo Scarinci

Calciodi Jacopo Scarinci

Ho visto giocare Zidane col Bordeaux quando aveva ancora i capelli, sabato l’ho visto allenare per la prima volta il Real Madrid al Bernabeu. Ho 27 anni, e sono già vecchio.

L’FA Cup non è una competizione, è il calcio che trascende e diventa poesia, storia, bellezza. Il piccolo Exeter porta al replay il Liverpool, e con l’incasso diviso della partita di Anfield coprirà il budget di spesa dell’intera stagione. Il Bolton ha giocato su un campo di patate. Lo Swansea è stato buttato fuori dall’Oxford United, quarta serie. E, perla finale, nel prossimo turno son finiti accoppiati Derby County e Manchester United: è subito anni ’70.

Perdere 0-1 col Sassuolo all’ultimo secondo una partita che avresti dovuto vincere per 5-0, se non ti fossi mangiato di tutto sotto porta, è quanto di peggio possa capitare a una squadra: è successo all’Inter, che sul più bello sta rinunciando a Jovetic e ha appena rinnovato il contratto a quel simpaticissimo cadavere di Palacio. I campionati si vincono segnando, e Icardi ha Wanda a casa: che abbia qualche giro a vuoto è normale. Altri che riescano a buttare un pallone dentro la porta, però, non se ne vedono.

Duncan, prodotto del vivaio Inter e che gioca nel Sassuolo in prestito, ha umiliato quel bidone orrendo di Kondogbia, pagato 35 milioni dai nerazzurri quest’estate. Così, per dire.

Il Napoli è una cosa bellissima, Higuain è una macchina, la squadra è oliata alla perfezione, Sarri oltreché umile e simpaticissimo è pure un allenatore coi controcoglioni. Che sia l’anno buono?

Scrivere cento volte di fila come Bart nella sigla dei “Simpson” alla lavagna: “Mai dare per finita la Juventus, mai dare per finita la Juventus, mai dare per finita la Juventus…”

Ha appeso gli scarpini al chiodo, a soli 27 anni, il fenomeno cult per eccellenza degli ultimi anni: Sodinha. Troppi problemi al ginocchio per il brasiliano con la pancia, che all’allenamento ha sempre preferito pizza e panini ma che aveva dei colpi di una classe inspiegabile. Dopo aver calcato i campi più inverecondi della serie B italiana ha detto basta. Il mio ricordo personale è legato a quando, giocando a Football Manager e allenando il Bayern Monaco, lo acquistai dal Brescia per simpatia e, dopo un anno di tribuna, all’ultima giornata lo feci esordire al posto di Thomas Müller. Troppi ricordi, piango.

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