Martha’s Laundry – “Hold your breath”, un disco da ascoltare

Di Marco Narzisi

Martha's Laundrydi Marco Narzisi

Ci vuole coraggio a suonare dark wave in Ticino nel 2015, a rievocare i fantasmi di gruppi come i Joy Division e gli epigoni New Order, che ormai dicono ben poco a chi non segue il genere con passione.

A quanto pare i Martha’s Laundry di coraggio e passione ne hanno da vendere e ci offrono questo “Hold Your Breath” che, pur riprendendo stili e sonorità profondamente radicati negli anni ’80, suona parecchio nuovo nel panorama ticinese. Un panorama che spesso non offre una grande varietà di generi e che, altrettanto spesso, copre tutto con l’espressione “indie-rock”: no, signori, le cose vanno chiamate con il loro nome. E questa è dark wave punto e basta, seppur rivisitata in un mood a tratti più anni ’90.

Si parte decisamente bene, con il basso che sferraglia come un vagone merci, le chitarre taglienti come frese industriali e un fondo di tastiere diafane ad aggiungere l’atmosfera giusta: mi aspetterei a questo punto una voce gelida e glaciale come da clichè del genere, e invece spunta fuori un cantato da una parte ricco di echi di corridoi asettici, glaciale e distaccato come si conviene a chi è cresciuto con la scena di Manchester nelle orecchie, ma che da una parte a volte assume dei toni intensi che hanno, a mio parere, più di un piede negli anni ’90. Fra i vari brani, “Nights and Days” mi sembra quello che meglio riassume questo concetto, con un canto che vorrebbe guardare tutto dall’alto ma che invece si lascia coinvolgere dalle chitarre che passano dal gelo iniziale a un calore e un’intensità che va oltre la dark wave: direi che, a tratti, si sfiorano i primissimi U2 di “New Year’s Day”, ma è una mia suggestione personale. A un certo punto arrivo a “The Abyss”, e qui i Joy Division sono sullo sfondo ad ammiccare e annuire: siamo pienamente nel mood dark, con i suoi spazi dilatati che creano il vuoto in cui risuonano gli echi degli strumenti e della voce; eppure anche qui non si riesce proprio ad essere così glaciali come il clichè di genere imporrebbe, anche qui si cresce di intensità e di passione. Si chiude con “Transmission”, cover di un classicone dei Joy Division, e qui, davvero, nulla da dire, i suoni sono quelli, il groove e l’atmosfera pure, forse anche troppo, al punto da apparire un esercizio di stile un po’ di maniera, ma comunque riuscitissimo.

Nel complesso un lavoro che piace agli amanti del genere ma che, per quanto detto sopra, può incuriosire anche chi è abituato a sonorità più attuali: uniche pecche sono un po’ di ripetitività negli arrangiamenti e in generale nella composizione e, un po’, la mancanza della componente (post)punk, ma chi ha amato i New Order più dei Joy Division mi dirà che è meglio così.

Ascolta il disco cliccando su questo link: http://marthaslaundryband.bandcamp.com/releases

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