Il contributo della FLP al disagio neve: Arrangiatevi!

Treninodi Camilla Bonetti

Tra me e i mezzi pubblici sta diventando una questione personale. Ho 27 anni, non ho la patente e per tanti motivi non intendo farla ancora per un po’. Uno dei questi motivi è che abito nel Malcantone e lavoro tra Lugano, Locarno e Bellinzona e per coloro che seguono il flusso della marea frontaliera l’idea di prendere l’auto corrisponde più che alla scelta più comoda e normale a un consapevole e non necessario suicidio.

Per questo motivo i mezzi pubblici li conosco bene e li reputo un valido aiuto alla cittadinanza che necessita o sceglie di non usare la macchina, alleviando almeno un pochino il traffico paralizzante che mi piacerebbe pensare come una triste peculiarità del Malcantone, ma che purtroppo è la realtà di buona parte del nostro Cantone e del luganese soprattutto.

Dall’inizio del 2016, però, tra me e i mezzi pubblici c’è qualcosa che non va. Da gennaio sono rimasta bloccata, senza alternativa garantita, in ben quattro occasioni: la mattina del 22 gennaio a Lugano, per ben due ore; la sera del 25 gennaio a Locarno, per un’ora e mezza; un venerdì pomeriggio di febbraio a Bellinzona, su un ICN che è stato fermo al binario per 45 minuti senza permettere ai passeggeri di scendere e, se l’avessero desiderato, di prendere il Tilo che compie lo stesso percorso. E infine ieri pomeriggio alla stazione FLP di Lugano, per altre due ore, a causa degli alberi caduti poco prima della stazione di Cappella Agnuzzo. Alberi caduti a causa di una nevicata prevista da chiunque.

Tutti questi inconvenienti avranno avuto sicuramente motivazioni serie e non lo metto in dubbio. Ciò che davvero però, in queste occasioni, mi ha lasciata perplessa, sconfortata e mi ha fatto pensare che tra me e i mezzi pubblici potrebbe essere ormai una storia agli sgoccioli è stata piuttosto la totale incapacità delle diverse aziende di trasporto coinvolte di trovare una soluzione al problema causato ai propri utenti e soprattutto di gestire la relazione con il pubblico.

Ieri per esempio il personale di FLP è stato in grado di suggerire a una vecchietta con il bastone e a tre ragazzi pieni di bagagli di andare a Cappella Agnuzzo a piedi. Inoltre ha comunicato alle circa trenta persone che erano in stazione appena verificato il problema tecnico, che non era in alcun modo possibile chiamare un bus sostitutivo in quanto tutte le strade (considerando in realtà soltanto la via della Cespera e la via della Piodella) erano assolutamente impraticabili e dovevano rassegnarsi ad aspettare dalle tre alle cinque ore oppure, appunto, incamminarsi, in quanto la FLP non si riteneva responsabile e di conseguenza non sarebbe intervenuta in altro modo.

Quanto a me, mi sono arrangiata: ricorrendo agli orari tramite cellulare ho scoperto che un’ora dopo era regolarmente previsto l’autopostale da Lugano per Cappella Agnuzzo e in questo modo sono arrivata sana e salva. Sulla strada di Barbengo ho pure chiamato la stazione FLP di Lugano e ho fatto presente all’operatore che mi ha risposto che esisteva la possibilità di percorrere la via di Grancia-Barbengo-Carabietta, piuttosto pulita e completamente deserta, e portare la gente a casa, come è compito del trasporto pubblico fare, dato anche il costo molto elevato dei biglietti.

Se il mio messaggio sia stato riferito alle persone forse ancora in attesa di sapere qualcosa, non è dato a sapersi. Di certo so che non è normale che sia necessario che io, utente privato, debba suggerire possibili soluzioni a un’azienda come FLP solo perché non è stata in grado, o non ha avuto voglia, di trovarle da sola.

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