Il ragazzino di Manchester

Di Jacopo Scarinci

Rashforddi Jacopo Scarinci

Quando Louis Van Gaal divenne allenatore del Bayern Monaco, corazzata sportiva e armata economica allergica ai debiti come solo dei tedeschi possono esserlo, arrivò con la sua lista della spesa. La dirigenza, prima di assumerlo, aveva già speso più di 30 milioni per Mario Gomez e gli disse nein, soldi finiti, la squadra resta questa.

Il santone olandese non si perse d’animo e andò a vedersi qualche sessione d’allenamento della squadra dei ragazzini del Bayern. Seduto in tribuna, si accorse di due giovanotti niente male: David Alaba e Thomas Müller che, tempo due settimane, promosse in prima squadra e plasmò facendoli diventare dei perni della squadra bavarese a meno di vent’anni. Da perfetto esponente della scuola olandese (e soprattutto Ajax), Van Gaal sa benissimo che il futuro sportivo ed economico di una squadra passa da come si valorizzano i ragazzini. Arrivato al Manchester United, molto più allegro del Bayern nello staccare assegni, ha condotto un mercato immondo comprando a peso d’oro giocatori o inadatti al palcoscenico o in parabola discendente. Però non è scemo, anzi, e ha corretto in corsa la stagione. Guardando dove? Nel settore giovanile. In prima squadra son così finiti giocatori poco più che adolescenti come Lingard, Borthwick-Jackson, McNair, Varela, Weir, Riley, Fosu-Mensah e… sì, Marcus Rashford.

Non c’è nulla di più ridicolo del sentimentalismo, soprattutto quando si parla di calcio. Eppure è difficile rimanere lucidi guardando cosa ha combinato nell’ultima settimana il ragazzino di Manchester, maggiorenne da neanche quattro mesi: buttato in campo a causa di infortuni e giocatori che in panchina fanno meno danni che in campo, ha segnato una doppietta all’esordio giovedì in Europa League e un’altra doppietta l’altroieri in campionato. Ma se giovedì l’avversario era una squadra danese finita lì per caso, domenica l’avversario era l’Arsenal secondo in classifica. E niente, spavaldo e senza far complimenti, il buon Rashford l’ha buttata per due volte alle spalle di Cech, contribuendo alla vittoria dello United e (grazie ragazzo!) mettendo in salita la strada verso il titolo per i Gunners.

Qui non si è voluto celebrare ruffianamente la favola del ragazzino che segna con melasse del tipo “non svegliatelo”, “sogno” e roba simile. Si è voluto scrivere di un grande allenatore, probabilmente alla sua ultima stagione in panchina, che nel momento della crisi e del bisogno si è aggrappato a quello che è stato il cardine di tutta la sua trentennale carriera: lanciare i giovani. E finora, con questo ragazzino figlio di Manchester, gli è andata molto meglio che con molte star strapagate.

Ti potrebbero interessare: