Se non ti bastano 90 (che poi son 130) milioni…

Mancinidi Jacopo Scarinci

“Sapevamo benissimo che non avevamo le qualità e la forza di altre squadre per vincere il campionato”, così, con una faccia da funerale senza pari, Roberto Mancini ha commentato la vittoria di ieri sera contro il Palermo.

Ero davanti alla tv, e se sulle prime mi è uscito uno sguardo dove al confronto il famoso sopracciglio di Ancelotti volava bassissimo in seguito ho riflettuto un attimo. Il calcio è uno sport semplicissimo: c’è un pallone, e devi buttarlo nella porta degli altri. Dovrebbe essere semplice anche costruire una squadra: serve questo, serve quello, uno di là, uno da mettere lì e la massa, grazie all’allenatore, diventa squadra. Ci sono riusciti il Leicester, la Juventus, il Bayern Monaco primi nei rispettivi campionati. Ci sono riusciti anche outsider imprevedibili come West Ham, Fiorentina, Hertha Berlino, Sassuolo, Stoke City. L’Inter non c’è riuscita e, anche qui, il discorso è semplice: non basta spendere paccate di milioni per fare una squadra.

Nelle ultime due sessioni di calciomercato l’Inter ha speso 90 milioni, che a giugno saliranno a 130 grazie agli obblighi di riscatto di Jovetic, Miranda, Telles, Ljajic ed Eder. 130 milioni di euro per buttare nel cesso un campionato già vinto a inizio dicembre, con la Juventus persa chissà dove, la Roma ancora guidata da un altezzoso incompetente come Garcia, il Milan con gli interventi a gamba tesa sul suo allenatore, il Napoli che c’è ma sì, dai, scoppierà e arrivederci. Nel momento clou, però, le vere squadre si sono viste: la Juventus ne ha vinte 17 su 18, il Napoli è lì attaccato, la Roma con Spalletti in panchina è rinata. L’Inter? L’Inter è finita quinta, dilapidando punti e, senza qualificazione in Champions, pronta a rossi in bilancio da urlo.

“La qualità e la forza” sufficienti l’Inter avrebbe potuto trovarle, in mezzo a quei 130 milioni spesi. Mancini avrebbe potuto evitare di prendere quel bidone di Kondogbia per 31 milioni, ad esempio. O avrebbe potuto ricordarsi che Jovetic è un ex giocatore, che Perisic è un esterno e non può giocare centrale, che affidare la regia a Medel e Felipe Melo è peggio che andar di notte sul ghiaccio. Il problema è che da quando Sarri gli ha dato del “finocchio” non ne sta azzeccando più una. Né in fatto di tattica, né in fatto di scuse da usare con la stampa.

Il nervosismo per aver perso un campionato già vinto ci sta. Il non ammettere di aver sbagliato quasi ogni scelta, compreso l’imbarazzante Eder preso a gennaio e comicamente scambiato per salvatore della patria, ci sta già molto di meno.

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