Il Corriere del padrone

Di

foa marcellodi Frank Drummer

La Lega è un male per questo Cantone. Economicamente e socialmente. Genera recessione e imbarbarimento, che il Ticino pagherà a caro prezzo.

Ma c’è un altro male che sta soffocando il nostro paese, ed è quello del falso perbenismo al servizio del potere. Di qualsiasi potere purché conservatore e ostile alla sinistra. Questa dimensione da noi è incarnata con applicazione scientifica dal maggior conglomerato editoriale operante sul nostro territorio: quello di MediaTi, la cui espressione più subdola e pervasiva è rappresentata dal Corriere del Ticino.

Lontani anni luce i tempi della gestione Locarnini, il Corriere è gradatamente scivolato su posizioni sempre più conservatrici e destrorse, sino ad arrivare alla costellazione odierna che vede nelle sue funzioni chiave unicamente personaggi di destra (certo con statura, cultura e capacità professionali diverse tra loro). Dal Ceo berlusconiano Foa, al direttore di destra pura Pontiggia, per arrivare al capo redattore del settore nazionale Galli e, dulcis in fundo, al quasi imbarazzante ultras Udc-leghista Righinetti.

Commenti orientati, notizie ingigantite e altre soffocate, scelte studiate di titolazioni, di impaginazione, di priorità… quello operato da questo manipolo di professionisti al servizio del potere di destra è un lavoro continuo di narrazione, di propaganda e di delegittimazione (dell’avversario).

Non deve stupire più di quel tanto che, in questo contesto, il direttore Pontiggia abbia persino la sfrontatezza di affermare pubblicamente di non credere al giornalismo d’inchiesta. Certo lo dice perché non l’ha mai fatto e manco sa come si faccia; certo persone a lui molto care sono state messe in un angolo da indagini giornalistiche e il trauma non deve ancora averlo superato. Ma il fatto vero è che Pontiggia & Co. non concepiscono nessun altro giornalismo che non sia quello della militanza (peraltro molto ben retribuita) al sevizio di un’idea, di un progetto, di un sistema di potere. E il giornalismo d’inchiesta (invero il giornalismo tout court) nella sua accezione nobile dovrebbe invece essere una sentinella democratica nei confronti degli altri poteri.

Liberi certo di fare invece i servi, quelli del Corriere, ma avessero almeno l’onestà di togliersi dalla testata quel sempre più ridicolo emblema “Quotidiano indipendente della Svizzera italiana” e di dire a chiare lettere ai propri lettori quale sia il loro progetto. Così ciascuno avrà una lente finalmente trasparente per leggere le pagine per cui paga una certo non modica cifra d’abbonamento. Decidendo, magari, di usare meglio quei soldi.

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