La politica spiegata ai bambini

Di

votodi Tiziana Jonas Mordasini

Tempo di elezioni e in casa nostra ultimamente si è parlato spesso di liste, di voti, di partiti… Ed ora che sono usciti tutti i risultati si parla e si commenta a più non posso. È chiaro che i nostri figli, sempre attenti a tutto quello che dicono gli adulti, si stanno incuriosendo sempre più di questa strana cosa chiamata politica. Ma cosa sarà mai?

Anche se sembra che stiano tranquillamente colorando un disegno di dinosauri o unicorni, le mie bimbe sono lì come piccoli radar viventi che ascoltano ogni parola che diciamo, ogni commento elettorale. E poi ecco che arrivano a raffica le domande. Già normalmente gli adulti vengono spesso messi in crisi dalle domande dirette e senza tregua che pongono i bambini, ma quando hanno cominciato a chiedermi di liste e di partiti ho cominciato a sudare freddo. “Mamma, ma perché la zia che ha avuto più voti di quell’altra signora non è entrata in municipio, mentre la signora sì?” In qualche modo cerco di spiegargli che non conta solo il numero di voti, ma anche la percentuale di schede che riceve un partito (e non sto qui a raccontare tutte le spiegazioni che ho dovuto dare prima per arrivare a questo punto). Quindi anche se la candidata della Lega riceve un numero minore di voti della zia, guardando la percentuale di schede di partito riceve lo stesso un seggio in municipio. Ok, questa è andata, sembra che accettino la risposta. Ma no, subito tornano alla carica: “Ma mamma, ma cosa è la Lega?” e qui avrei voluto vedere voi cosa avreste risposto. Ci provo: “La Lega è un pochino come il partito di quelli più egoisti, che pensano più al loro orticello che al bene di tutti, che prendono le decisioni pensando a cosa gli sembra meglio oggi, senza pensare a cosa sia meglio a lungo termine”. Forse traspare che io non sono propriamente filo-leghista e i miei piccoli radar lo captano. “Ma allora mamma i leghisti sono tutti cattivi?” Ai bambini piace avere le cose chiare, o tutto nero o tutto bianco, i belli e i brutti, i buoni e i cattivi. Non voglio però che i miei figli crescano facendo di ogni erba un fascio, cerco allora di correggere il loro pensiero. “No, non ho detto che tutti i leghisti sono cattivi. Ci possono essere leghisti buoni e leghisti cattivi, come ci possono essere anche socialisti buoni e cattivi, però se si vota un partito ci si sente più vicini ad un certo pensiero”. Ce l’ho fatta? No, tornano al contrattacco! “E cosa sono i liberali allora?” “E i voti preferenziali?” “Cos’è il panachage?” Le domande sono sempre più serrate, le risposte sempre più difficili, ma tengo duro. E poi cerco di spiegargli che, però, c’è anche chi vota un po’ a sbalzo, perché gli è simpatica la faccia di qualcuno, perché il candidato è il cugino dello zio del marito, e via di seguito. E gli spiego che votare non è una cosa semplice, e che non tutti gli aventi diritto al voto sanno realmente cosa fanno o seguono seriamente una corrente di pensiero. Provo a spiegarglielo usando un’immagine che ho letto da qualche parte “Avete in mente che c’è gente per cui sul cartone della pizza è necessario scrivere ‘Togliere l’imballaggio prima di mettere nel forno’? Ecco, anche queste persone votano.”

Ridacchiano. Bene, hanno capito. La mia unica speranza è che si ricordino di queste piccole lezioni di civica e continuino sempre a porsi domande, a usare il cervello e a farsi la propria opinione, senza pregiudizi e senza cercare di dividere il mondo in categorie di buoni e di cattivi. Se facessero tutti così, forse in futuro non sarà più necessario scrivere certi avvertimenti sulla pizza.

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