Lo sbruffone di Morcote col SUV

Di Redazione

Disabili parcheggiodi Amélie

Tempo fa ho scritto un testo sull’abuso dei posteggi per disabili. L’avevo concluso dicendo che non c’è mai fine al peggio e, infatti, qualche giorno fa mi son beccata di nuovo la stessa scena.

Stavolta però sono preparata, non ho intenzione di farmi intimorire dall’aria spavalda che sembra avere il tizio alla guida e nemmeno dalle dimensioni del suo SUV. La scena si svolge al posteggio del Papo’s di Como, un noto ristorante messicano che sono sicura molti ticinesi conosceranno. Ho un appuntamento con un’amica della zona per un caffè e due chiacchiere. È una bella giornata e la temperatura è piacevole tanto che ci permette di stare a un tavolo all’aperto a goderci il sole. E così lo vedo arrivare e mio malgrado mi ‘godo’ tutta la scena. Un fuoristrada bianco con all’interno una coppia sulla sessantina. I due entrano nella zona dei posteggi e vanno fino in fondo, ma non lasciano l’auto in quella decina di posti vuoti, no, tornano indietro… e cosa fanno? Posteggiano davanti al bar naturalmente. Perché fare 15 lunghissimi passi quando davanti al bar c’è un posto libero? Peccato però che quel posteggio abbia le strisce gialle, non bianche. E peccato anche che il SUV sia sprovvisto del contrassegno per disabili. E peccato pure che io sia qui ad assistere a una scena che mi farà salire rabbia e mi rovinerà la giornata, ma prima di farmela rovinare preferisco accertarmi che non sia veramente disabile.

Scende la donna e con una camminata veloce e spedita si reca nel negozio di giardinaggio all’interno del piccolo centro commerciale. Niente handicap penso, buon per lei. Lui però resta in auto e spalanca la porta, poverino, con tutto il sole che c’è avrà caldo. Un attimo dopo scende dall’auto, si appoggia alla portiera e si fa aria con un foglietto. Poi suona il clacson, forse impaziente per l’attesa della donna ma il colpo fa sobbalzare (e imprecare) le persone sedute al bar. Ancora il clacson e poi ancora e, spazientito, inizia a gironzolare attorno al SUV. E lì lo vedo in movimento e vedo anche nitidamente quanto bene cammini. Niente handicap anche lui, penso. Un sessantenne ben vestito in camicia e cravatta, occhiali da sole e con un sigaro in bocca. Un altro colpo di clacson. D’un tratto chiude la portiera, si dirige al bar e si siede al sole a un tavolo accanto al nostro. Al che, gli chiedo gentilmente: “ha visto che quello è un posteggio per disabili?” Mi ride in faccia, uno così penso sia abituato ad avere e ottenere tutto quello che vuole. Tra un po’ lo picchio! L’arrivo della donna è provvidenziale per evitare un litigio e se ne vanno tranquillamente e comodamente come sono venuti. Dalla targa sono risalita al nome del fenomeno, posso solo dire che è di Morcote e purtroppo niente altro perché la legge lo vieta.

Casi come questi sarebbero da rendere pubblici, forse qualcuno ci penserebbe due volte prima di rendere ancora più difficoltosa la vita di persone che già stanno pagando un caro prezzo a causa della loro disabilità. C’è il gentismo, il buongiornismo… e ora pure il posteggismo. Chissà se la Crusca me la passa!

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