Massimiliano Robbiani, trombato ma indomito

Di

Robbiani Caverzasiodi Corrado Mordasini

È un momento di cordoglio. Un autunno dell’anima, quello che ci approccia in questo aprile squallido e fatidico, dove una gelida bava di vento penetra la corazza bronzea del leghismo. Siamo qui a fare l’elogio di un grande uomo pur sapendo che il male che egli fa gli sopravvive (e concedeteci il rimando al decadente bardo britannico). Ma non solo male fece costui. Ridiede lume e chimera a un comune in affanno, guidò le titaniche masse leghiste in blocchi spavaldi e provocatori alle dogane per difendere i figli d’Elvezia dall’infame immigrato.

Stiamo parlando, sissignori, di Massimiliano Robbiani. Sareste in fallo a pensar che egli non abbia un cuore. Un cuore ce l’aveva, prima che il vile camerata Caverzasio sfruttando giochetti infami e turpi trucchetti da politichetta borghese gli soffiasse il posto. Il Caverzasio, facendo rilucere le sue scaglie e muovendo sinuoso le sue spire borghesi, irretiva il genuino figlio dello scudo e della lancia avvelenandolo e rendendolo torpido al punto di non accorgersi dell’inganno incipiente.

Robbiani era un vero figlio della lupa leghista, non recedeva di fronte a nessuno. Si pappava il frontaliere come sbertucciava l’immigrato (falso). Era il primo a gettare il cuore oltre l’ostacolo e vestiva l’orbace della Lega con fierezza maschia sconosciuta alle pavide e tremanti signorine della sinistra nostrana. Vero esempio virile, affrontava i Fonii e i Maranesi come se facesse colazione, senza nemmeno abbassare il ditino mignolo dell’energica mano che reggeva granitica la tazza del caffè.

Ora Robbiani viene consegnato alla storia e, formidabile martire, si adegua alla dura legge della politica, serbando però seco l’amarezza per quei camerati che hanno disertato le urne per deporre grati un omaggio al suo sacrificio, preferendogli il passacarte Caverzasio.

È un momento di tristezza, come dicevamo, di cordoglio. Noi abbiamo sempre creduto nell’intelligenza di Robbiani, limitata certo, ma non scevra da guizzi luminosi come una notte agostinea lo è di stelle filanti… rade, ma presenti. Il suo apporto alla cosa pubblica era spesso sgrammaticato e poco comprensibile, ma lasciamo pure svenire sulle grammatiche quei damerini socialisti o conservatori che preferiscono far saettare la lingua bifida all’agitar del manganello.

Noi non siamo come i tuoi concittadini. Per noi, Massimiliano, tu rimani un campione di quella Lega che abbiamo tanto imparato ad amare e per la quale saremmo disposti sempre a versare il sangue in dorati calici per bere poi a garganella nella luce della gloria. Viva la Lega! Viva il Nano! Viva il merlot! (e il Massimiliano!)

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