Michele va alla Guerra dell’USI

Di Redazione

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Michele Guerra è una fonte inesauribile di figuracce. Ricordate la vicenda che l’ha visto protagonista quando ha ricevuto una sospensione da BancaStato perché faceva il fuco (http://gas.social/2016/02/08/cinque-domande-a-michele-guerra/ e http://gas.social/2016/02/09/michele-guerra-fuco-di-stato/)? Ecco, ‘stavolta si è superato.

A provarlo è una sentenza del Tribunale federale, datata 22 febbraio 2016. Guerra al Tribunale federale? E perché? Ecco com’è andata:

La storia comincia nel 2009, quando il giovane Guerra ottiene un master in economia presso l’USI e si iscrive agli studi di dottorato, precisamente con l’indirizzo di specializzazione in macroeconomia, per ottenere il quale sono necessari 30 crediti. Qui iniziano i dolori del giovane Michele: l’USI non organizzava mica i corsi per ottenere quei 30 crediti, bensì proponeva nella sua offerta corsi equivalenti presso università svizzere o estere. Una cosa non molto bella né corretta, come dimostrato dalla sentenza del Tram del 26 giugno che chiedeva all’USI di adoperarsi a, citiamo dalla sentenza del Tribunale federale del 22/2/2016, “organizzare i corsi dottorali di base necessari per l’assolvimento della formazione avanzata nell’indirizzo di specializzazione della macroeconomia oppure accerti di non poter offrire in sede il programma di dottorato nel settore prescelto, pronunciandosi su di un’eventuale parziale o totale restituzione delle tasse universitarie versate da quest’ultimo a tale scopo.” Il problema, però, è che Michele Guerra non si è limitato a chiedere il giusto rimborso delle tasse universitarie, no. Ha provato a costruirsi, a furia di ricorsi, degli studi di dottorato dapprima senza dover acquisire i crediti necessari (Capito? E tutti gli altri studenti? Dei fessacchiotti?) e poi chiedendo corsi su misura per lui. Vediamo.

Una volta resosi conto dell’inghippo, Guerra, citiamo sempre dalla sentenza del Tribunale federale, “ha chiesto formalmente una deroga dall’obbligo dei 30 crediti, asserendo di non potersi recare fuori Cantone per motivi personali ed economici; per il caso che tale domanda fosse respinta, ha chiesto che l’USI stessa organizzasse i corsi idonei per conseguire il dottorato”. Insomma, a quanto si apprende il sogno giovanile di Michele Guerra era un’università al suo servizio con regole che valgono solo per lui. Ma non è ancora niente. Dopo la sentenza del 26 giugno del Tram già citata, che comunque non prendeva neanche in considerazione l’idea di accogliere la geniale idea della deroga dei 30 crediti, il Nostro s’infuria di brutto e, continuiamo a citare, “insorge davanti al Tribunale federale […] Chiede l’annullamento della sentenza cantonale […] e in via principale che gli sia concessa la deroga all’obbligo di conseguire 30 crediti di corsi per l’ottenimento del dottorato. In via subordinata che sia ordinato all’USI di organizzare i corsi dottorali dei prossimi due semestri”. Si ride per non piangere.

Lo pensa anche il Tribunale federale, però, primo perché, continuiamo a citare dalla sentenza in nostro possesso, “l’atto di ricorso, lungo e ripetitivo, adempie a malapena le condizioni di motivazione suesposte”: insomma, manco sa giustificare le proprie incredibili pretese. Ma non è tutto, perché subito dopo troviamo scritto con limpida chiarezza che “nella parte iniziale del gravame il ricorrente ripercorre e commenta le vicende a ruota libra, allegando fatti che per buona parte non trovano riscontri nella sentenza cantonale […] tali fatti non possono essere considerati”. Finito? Macché, il meglio deve ancora arrivare.

Nel suo ricorso, Guerra afferma, lo troviamo virgolettato, di “avere chiesto formalmente la testimonianza di diversi professori dell’USI” per portare acqua al suo mulino e dimostrare come la Corte cantonale abbia commesso arbitrio non dandogli questa benedetta deroga. Il tutto senza motivare un accidenti, difatti la sentenza del Tribunale federale recita: “Di nuovo egli non indica quali norme del diritto procedurale ticinese in materia di assunzione delle prove sarebbero state applicate arbitrariamente, né si prevale della garanzia costituzionale sussidiaria; non precisa nemmeno quando e in quale forma avrebbe chiesto l’assunzione delle prove testimoniali. La censura perciò è insufficientemente motivata”. Che roba, eh?

Il Tribunale federale, inoltre, ricorda come già il Tram abbia notato l’incongruenza tra l’offerta formativa dell’USI in merito a questo dottorato e la sua reale configurazione ma, altresì, ribadisce – e qui c’è la botta finale – come “I giudici ticinesi hanno però osservato che non è possibile ‘obbligare un istituto universitario ad indire dei corsi ad hoc o ad personam per soddisfare unicamente le esigenze di un solo o di pochissimi dottorandi”. Che, tradotto, significa che Michele Guerra deve rassegnarsi e deve ottenere i 30 crediti come gli altri comuni mortali iscritti a quegli studi di dottorato.

Morale della favola, stringendo? “1. Il ricorso, nella misura in cui è ammissibile, è respinto; 2. Le spese giudiziarie di fr. 2’000.- sono poste a carico del ricorrente”.

Insomma, questo è il Michele Guerra che sta preparando l’ingresso dell’insegnamento della Civica a scuola, e soprattutto, è il Michele Guerra facente parte della Lega dei Ticinesi che nel 2013, per iniziativa di Attilio Bignasca e Paolo Sanvido, ha presentato un’iniziativa parlamentare chiamata “Per la creazione di una Commissione di controllo del mandato pubblico USI e SUPSI”, Commissione che vedrà la luce perché il 22 marzo il Gran Consiglio l’ha approvata.

Una Commissione di controllo su USI e SUPSI, con in mezzo Michele Guerra. A pensar male si farà peccato, però…

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