Nepotismo? Una modesta proposta

Di

padrinodi Virgilio Pellandini

Non so se il nepotismo (inteso come assegnazione di posti di lavoro, contratti ed altri favori su basi non puramente meritocratiche) sia il problema più grave che affligge questo cantone.

So che il nepotismo esiste ed è un problema, grave. Dalle cattedre accademiche, agli appalti governativi, dalle alte cariche statali ai più umili impieghi privati, la quantità di posizioni e contratti attribuiti non per puro merito ma per fedeltà, amicizia, politica o anche solo per umana compassione è evidentemente eccessiva. Non nomino, come esempio, i recenti leghisti alla Banca dello Stato, principalmente perché non voglio sentire leghisti rispondermi con innegabili camionate di nomi liberali, conservatori o socialisti altrettanto insulsamente assunti o favoriti. Per diplomazia, più che fare nomi suggerirei un semplice esercizio: analizzare le assunzioni effettuate da uffici statali, enti parastatali, aziende che ricevono commesse pubbliche, ecc. e paragonarle alle posizioni che sono state pubblicizzate sui siti degli stessi enti o aziende. Di fronte a questo esercizio, nemmeno i politici più scafati riuscirebbero a negare il nepotismo ticinese…

Ma è un problema? In fondo, più spesso di quanto si creda, il nepotismo agisce per pietà più che per lucro. Il fatto è che questa pietà è più cara di un cardinale romano: salvare cugini gnucchi, politici trombati, o gente che il partito non può più permettersi di stipendiare costa moltissimo, direttamente ed indirettamente, economicamente e socialmente. Il nepotismo, quindi, è un problema. Direttamente, come deterioramento dei servizi, perché, per definizione, assegna persone a ruoli che non sanno fare, o sanno fare meno bene di altri. Indirettamente, per la sua tendenza a creare impieghi e commesse dal nulla (chiunque abbia, per esempio, depositato una domanda di costruzione ha incubi popolati da uffici coll’elefantiasi e da dipartimenti che procreano uffici come conigli nutriti a viagra). Di fatto, la burocrazia kafkiana che si sta sviluppando è un costo economico incalcolabile, diretto (stipendi e costi di gestione) e indiretto (economia meno competitiva) del nepotismo che affligge questo paese. A questo triste bilancio economico, vanno poi aggiunti i costi sociali, gravissimi, generati irrimediabilmente ogni volta che un “bravo fiöö” è assunto, per esempio, per impieghi che nessuno ha mai visto pubblicizzati. Costi sociali che sia chiamano sfiducia nel sistema, demoralizzazione generale, e, soprattutto, ingiustizia.

So però anche un’altra cosa sul nepotismo: di tutti i nostri problemi è il più sciocco ed insulso, ché oggi è pure il più facilmente risolvibile. In questo senso avrei una semplice e modesta proposta, che non costerebbe praticamente nulla e che è il cardine di questo mio articoletto: obbligare a pubblicare, su di un sito pubblico, tutte le posizioni lavorative offerte che siano pagate direttamente o indirettamente dallo Stato, insieme a (e qui viene il bello) tutte le candidature ricevute (con CV, lettere, ecc.) e a tutte le posizioni poi effettivamente assegnate (con motivazione). Per tutte le posizioni pagate direttamente o indirettamente dallo Stato intendo tutte le posizioni offerte da enti statali, parastatali o controllati (anche solo parzialmente) dallo Stato, e da tutte le aziende che ricevono commesse statali. Tutte. AET cerca un nuovo CEO? Mette l’annuncio sul sito e pubblica poi CV e lettere di tutti i candidati. Il Consigliere di Stato ha bisogno di un segretario privato? Idem. La ditta di segnalazioni stradali ha bisogno di un nuovo usciere? Idem.

La proposta è semplice; il costo è irrisorio: si tratta solo, per chi offre le posizioni, di mandare un email e, per lo Stato, di mantenere un sito web con un database automatico. Nulla più. Controindicazioni? Già immagino i prodi difensori della privacy insorgere contro la mia proposta. Perché? A parte che se vuoi un lavoro pagato dalla collettività (direttamente o indirettamente) penso sia un palese diritto della stessa collettività vedere il tuo CV, direi poi che non sarebbe male anonimizzare i profili, purché non sia fatto solo sulla banca dati del sito, ma anche e soprattutto in fase di valutazione dei candidati… Altre controindicazioni? Sicuramente qualcuno dirà, con fare da onnisciente tuttologo da strapaese, che per certi candidati “di alto livello” questi concorsi trasparenti sono inaccettabili. Non so se è vero: so che se lo fosse, sarebbe certo uno dei principali vantaggi della mia proposta…

Gli altri vantaggi? Senza pensarci elencherei: maggiore fiducia nella politica, migliore qualità dei servizi, costi minori, più equità, maggiore percezione di giustizia, controllo più effettivo della politica, meno burocrazia. Tanta roba per il costo di un sito web e di qualche email…

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