Perché esportiamo armi e poi ci lamentiamo dei migranti?

Di

Armidi Bruno Samaden

Insomma, è andata così: il Consiglio federale ha autorizzato l’esportazione di materiale da guerra a paesi della penisola araba e mediorientali tra cui Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait. Non dei campioni quando si parla di rispetto di rispetto dei diritti umani, anzi. E soprattutto, non è stata autorizzata l’esportazione di due cerbottane. No. La decisione del Consiglio federale consiste nell’autorizzare l’esportazione di materiale per quasi 180 milioni di franchi.

Senza fare troppi discorsi geopolitici, il punto su cui l’attenzione va posta è uno e ci riguarda molto da vicino: con che faccia ci lamentiamo della possibilità che arrivino dei profughi, degli asilanti se è per colpa anche delle armi che vendiamo a certi regimi che questi disperati scappano sfuggendo dalla morte? Con che faccia Norman Gobbi se la tira da vero duro sul Blick parlando di esercito e divisioni da spedire al confine e poi non dice una parola in momenti come questo? Come si permettono i partiti più xenofobi (che devono la loro fortuna alla disperazione dei profughi di guerra) di parlare di immigrazione, riforma dell’asilo, di stranieri tout court quando poi sono gli stessi che approvano queste decisioni?

Sono domande retoriche, ma fino a un certo punto. Domande alle quali probabilmente non ci sarà risposta perché il mondo oggi funziona così: incassiamo dei franchetti, e facciamo finta che i sauditi usino quelle armi per organizzare campionati di tiro al piattello.

Poi però non lamentiamoci. E soprattutto, non osiamo definire i migranti un “problema”. I veri problemi li hanno questi disperati, anche a causa delle armi che vendiamo ai satrapi che governano i loro paesi.

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